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Coronavirus, la circolare shock del Ministero della Salute: l’1 aprile, invitava a non fare autopsie sui casi Covid
"Per l'intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all'esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19", si legge nel circolare
All’inizio dell’epidemia di Covid-19, l’assenza di conoscenza di un virus nuovo ha colto alla sprovvista i medici nella cura dei pazienti. Nel corso del tempo, la comunità scientifica ha sperimentato cure e terapie migliori per affrontare la malattia. Ad inizio epidemia, le autopsie sulle persone contagiate e decedute sono state utili a svelare particolari importanti sul modo di agire dell’infezione, sulle cause di morte e sulla definizione di cure migliori. Ma arrivare alle autopsie non è stato così scontato come si crede.
Sono ancora tante le domande sulla circolazione 11285 emanata lo scorso 1 aprile dal Ministero della Salute, che dava disposizioni sul settore funebre, cimiteriale e di cremazione. Al paragrafo “c”, si affronta il tema degli esami autoptici e dei riscontri agnostici: “Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio“. All’autorità giudiziaria “si conferisce“, inoltre, “la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria”. Emerge chiaramente, dunque, la gravità degli effetti di queste disposizioni. Per quanto riguarda le Direzioni sanitarie di ciascuna Regione si dice che verranno date “indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento”.
Ma all’ospedale Papa Giovanni XXII, per esempio, il direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio e Anatomia patologia, Andrea Gianatti, insieme a Aurelio Sonzogni, inizia le autopsie già dal 23 marzo e questo lo porterà a scoprire l’utilità dell’eparina contro le trombosi. “È stato chiaro abbastanza presto che questa malattia si stava manifestando in forme diverse, multiple. L’idea di intervenire sulla coagulazione a livello empirico – ha detto Gianatti a QN – è partita dopo aver visto il quadro tromboembolico, e usare il cortisone nella virata infiammatoria vascolare“. L’evidenza clinica, supportata dagli esami autoptici, inizia a dimostrare che i malati muoiono “non tanto per insufficienza polmonare grave, quanto per embolia polmonare massiva o altri gravi fenomeni trombo-embolico“, ma i decessi erano già migliaia.
Il ministro della Salute Roberto Speranza non ha mai motivato il contenuto della circolare 11285. A provare a fare chiarezza ci sta pensando l’avvocato Giancarlo Cipolla. Per la procura generale di Brescia, le ipotesi di reato, per ora contro ignoti, vanno dall’epidemia colposa all’omicidio colposo e lesioni colpose, fino all’abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Nell’esposto del legale, che assiste la manager milanese Giovanna Muscetti, si cita anche il divieto di eseguire autopsie sui cadaveri delle vittime del Covid-19 e il divieto di eseguire il tampone orofaringeo per avere la conferma se il morto era stato contagiato o meno. “Dai pareri dei medici citati nel nostro esposto – spiega Cipolla a Il Giornale – il problema principale dei decessi non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule infettate dal virus”. “Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve: il problema è cardiovascolare, non respiratorio. Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità“, spiega il professor Sandro Giannini della clinica Rizzoli di Bologna.
L’indagine della procura di Brescia va avanti per tentare di avere una risposta sul perché sono state impedite le autopsie in un momento in cui avrebbero aiutato a comprendere meglio le caratteristiche di un’epidemia che stava mettendo in ginocchio il Paese.