Coronavirus e fasce di rischio per le regioni, si studiano nuovi criteri: più peso a contagi e ricoveri, meno all’Rt

A circa un mese dalla sua adozione, il sistema della divisione per fasce di rischio potrebbe essere rivisto puntando in particolare su due criteri

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Da aprile scorso, scienziati e tecnici si basano sull’analisi di 21 indicatori per misurare l’andamento dei contagi di Covid-19 e dunque l’evoluzione dell’epidemia, valutando la capacità delle Regioni in tema di tracciamento, tamponi e strutture ospedaliere. Questa griglia, che si basa su un’immensa mole di dati che arriva dalle regioni e che è condivisa con il Governo, dal 3 novembre, viene impiegata anche per definire le varie fasce di rischio delle regioni (rossa, arancione o gialla) in base a due algoritmi:?uno che valuta la probabilità di diffusione (con al centro l’Rt, che misura la velocità di diffusione) e l’altro che valuta l’impatto, come il sovraccarico dei servizi sanitari. L’obiettivo è quello di provare ad arginare la seconda ondata con chiusure locali chirurgiche, senza giungere ad un lockdown nazionale.

Se gli scienziati difendono l’approccio basato su parametri e algoritmi, già da tempo, le regioni premono per una semplificazione dei 21 paramenti, avanzando la richiesta di una riduzione a 5 (percentuale di tamponi positivi, indice Rt , tasso di occupazione dei posti letto totali e risorse per il contact tracing). Ora i governatori chiedono anche l’adozione di una certa “discrezionalità” tra gli automatismi dell’approccio parametri-algoritmi per leggere i dati in modo meno rigido, soprattutto quando si tratta di decidere il passaggio in zona rossa o di allentare le misure.

Nel prossimo Dpcm o in un provvedimento ad hoc, il sistema della divisione per fasce potrebbe essere dunque rivisto. Tra le idee che stanno emergendo in questi giorni al riguardo, c’è quella di confermare il sistema a colori con il divieto di fare il doppio salto (da rosso a giallo) ma la novità potrebbe essere quella di dare un peso maggiore a due indicatori:?il numero di contagi per abitanti (con una soglia minima di rischio di 50 positivi ogni 100mila abitanti) e la pressione sugli ospedali calcolata in base ai ricoveri sia in terapia intensiva che negli altri reparti. Minor peso dovrebbe invece andare all’Rt perché, secondo i tecnici, se da una parte l’Rt è fondamentale per capire il trend dei contagi, dall’altra un suo abbassamento al di sotto di 1 non è garanzia di un’epidemia sotto controllo.