Coronavirus, Galli (Sacco): “Segnali positivi ma la coperta è corta. Italia gialla? Ricordare i 12mila morti della seconda ondata”

“Capisco le spinte che arrivano da più direzioni, ma riaprendo la terza ondata è un rischio reale, la popolazione è sfiduciata”, afferma Galli

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I segnali” che arrivano dall’andamento dell’epidemia di Covid-19 in Italia “sono in questo momento molto favorevoli, per una riduzione della diffusione dell’infezione a seguito dei provvedimenti messi in atto. Ma riaprire troppo presto“, o peggio ancora “riaprire subito, ha ovvie e alte probabilità di vederci ricadere nella stessa situazione vissuta dopo l’estate“. Con il rischio reale di una terza ondata, avverte Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale del capoluogo lombardo. “La coperta è corta. Tirandola troppo da una parte o dall’altra rischiamo zone scoperte e buchi“, spiega l’esperto all’Adnkronos Salute.

Lo specialista assicura di capire bene “tutte le spinte che vanno nella direzione di maggiori aperture, che riguardano talvolta problematiche di assoluto e indiscutibile interesse sociale come la scuola, e altre volte settori meritevoli della massima considerazione” perché relativi a comparti in grave sofferenza economica., dai negozi alla ristorazione, fino al mondo sci e altri sport invernali. Ma “attenzione a voler tirare troppo una coperta” che per Galli – “da un punto di vista tecnico”– si rivelerebbe “facilmente troppo corta rischiando purtroppo di aprire buchi nelle difese” dei cittadini davanti al coronavirus. “L’unica cosa che posso dire è che l’esperienza di quest’estate dovrebbe insegnare molte cose”.

Sull’ipotesi di un’Italia tutta ‘gialla’ per Natale, Galli afferma: “Non possiedo capacità divinatorie e mi piacerebbe possa essere così. Credo però che tocchi continuare a dare alla popolazione i segnali necessari perché non si ripeta l’esperienza di quest’estate. Un’esperienza che, alla fine dei conti, ha provocato più di 12mila morti. Attenzione, non sto certo scaricando la colpa sugli italiani – tiene a precisare – Sto dicendo chiaramente che, se non arrivano indicazioni corrette da chi ha la responsabilità di darle a livello nazionale, regionale e locale, le conseguenze sono quelle che già stiamo vivendo”. Con in più l’aggravante di “una popolazione stanca – segnala Galli – sfiduciata e con un atteggiamento assai meno solidale di quello che abbiamo visto la prima volta. Se le persone le illudi dicendo loro che il problema è risolto, e poi il problema si dimostra non risolto, anche la credibilità ne soffre parecchio”.