Il Coronavirus arriva fra i ghiacci del Nunavut: minacciata la sopravvivenza della comunità nativa dell’Artico canadese

Il primo caso di Covid-19 è stato registrato il 6 novembre e già ieri erano 256: scatta il lockdown per il remoto territorio nell'Artico canadese

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Il territorio canadese del Nunavut, esteso su due milioni di km², con una popolazione di circa 36mila persone, è stato a lungo uno dei rari luoghi del mondo preservati dalla pandemia, anche grazie ad una rigida politica di quarantena per chiunque volesse entrarvi, nonché per la sua posizione remota nell’Artico. Ma il 6 novembre è stato registrato il primo caso di Covid-19 e già ieri i casi erano 256, secondo quanto riferisce il Guardian. Il Nunavut ha così annunciato un lockdown di due settimane. ”Nessuno è al di sopra delle regole. Non fate visite. Non intrattenete rapporti sociali”, ha esortato il premier del governo locale, Joe Savikataaq, annunciando che da domani verranno chiusi scuole e ristoranti.

Per ora il contagio si limita a due villaggi – Arviat e Rankin Inlet – mentre nella capitale, Iqaluit, non vi sono casi confermati. C’è però molta preoccupazione per una possibile epidemia: la popolazione è dispersa su un territorio molto vasto, ma le singole comunità sono strettamente legate al loro interno e la popolazione dei nativi è molto vulnerabile, con alti tassi di tubercolosi e scarse strutture sanitarie. “Sono popolazioni malnutrite, che vivono in alloggi affollati con diverse malattie croniche polmonari, cardiovascolari e obesità“, spiega Anna Banerji, esperta di salute indigena alla facoltà di medicina di Toronto.