Coronavirus, Ilaria Capua: “Italia a un passo dalla svolta, spero che in 10 anni sia il nuovo virus del raffreddore”

In Italia, "le cose vanno meglio, la situazione è più sotto controllo, bisogna scavallare l'inverno ed essere pronti per una primavera di rinascita"

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Credo che l’Italia sia a un passo dalla svolta, le cose vanno meglio, la situazione e’ piu’ sotto controllo“: e’ l’opinione della virologa Ilaria Capua, intervenuta a Focus Live, il festival della divulgazione scientifica di Focus ospitato al Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano dal 19 al 22 novembre. Per combattere il virus, quello che verra’ sara’ necessariamente il “Natale della famiglia ristretta” perche’ “non possiamo permetterci di far finta che il virus non esista o che non sia in grado di provocare danni persino peggiori”. “Bisogna scavallare l’inverno ed essere pronti – ha concluso – per una primavera di rinascita”.

Spero che tra 5 o 10 anni questo coronavirus diventi il nuovo virus del raffreddore”, ha aggiunto. Capua ha spiegato che quello del raffreddore e’ un coronavirus che si e’ stabilizzato nella popolazione umana, arrivando a circolare senza far danni: “non escludo che i coronavirus che circolavano nell’uomo 100 anni fa siano arrivati da un pipistrello, ma all’epoca – ha continuato – non c’era l’accelerazione di movimenti che c’e’ oggi, quel coronavirus magari ci ha messo 100 anni a fare il giro del mondo e nel frattempo ha perso virulenza“. E la virologa si augura che lo stesso succeda con questo coronavirus, in tempi assai piu’ contenuti.

I vaccini non ci tireranno fuori dalla situazione da soli, sono solo uno degli strumenti messi in campo per gestire e progressivamente ridurre l’impatto dell’emergenza” ma “il vaccino non e’ magico“. I vaccini “non ci tireranno fuori dall’inverno, arriveranno forse a fine inverno ma ci potrebbe volere un mese per raggiungere l’immunita’”, ha concluso Capua.

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Foto iStock/Getty Images

Questa pandemia e’ un cigno nero“, ha detto Ilaria Capua, spiegando che il coronavirus “ha caratteristiche uniche e spero irripetibili“. La piu’ importante di queste e’ che “ha trovato una popolazione totalmente scoperta dal punto di vista immunitario“. Tra le persone, infatti, “non c’era nessuno che avesse un anticorpo ed e’ divampata come un incendio in un pagliaio“. Alla domanda se fosse prevedibile, Capua ha risposto che “il coronavirus era in pole position, era uno dei piu’ gettonati, ci aspettavamo un’altra pandemia influenzale e per quella eravamo preparati, ricordiamo che nel 2009 c’e’ stata la pandemia da influenza suina ed e’ passata inosservata, ma le pandemia accadono e questa ha caratteristiche uniche“.

Il rischio che il coronavirus muti c’e’, “e’ un fenomeno naturale, il virus si sta affacciando e vede quali specie gli interessano di piu’, con l’homo sapiens e’ andato a nozze”, spiega Capua si e’ detta orgogliosa che il suo gruppo di lavoro sia stato il primo a dire che “questo potrebbe essere un virus che provoca una panzoozia” vale a dire “la circolazione contemporanea in diverse specie animali, tra cui l’uomo”. Per questo, ha ribadito, “questa sfida pandemica e’ un cigno nero“, una sorta di tempesta perfetta dovuta a vari elementi come il fatto che “il virus infetta in modo efficace l’homo sapiens, e’ nato nel mercato umido di una megalopoli, ha viaggiato sugli aerei e lo ha portato in giro il capodanno cinese”.

Pandemia coronavirus covid
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La pandemia ci sta dando messaggi forti e chiari, ci dice che tante cose non vanno. Per esempio ci dice che non siamo in grado di sostenerne un’altra simile. Bisogna in fretta imparare da questa pandemia per preparare un sistema, nel quale operiamo, che sia più resiliente. Dobbiamo in questo momento riprogettare i sistemi nei quali viviamo e operiamo, anche il nostro rapporto con la natura e con le altre specie animali. Se noi andiamo a invadere determinate aree e nel contempo creiamo situazioni ad alto rischio, ciò può succedere ancora – ha continuato Capua – Dobbiamo fare in modo che se ciò dovesse succedere ancora non ne becchiamo un’altra come questa ma ci sappiamo muovere e abbiamo città più resilienti, strutture sanitarie più elastiche e rispondenti all’emergenza, livello di digitalizzazione che ci permette di lavorare meglio, da remoto e inquinare meno. Ciò serve a fare aprire gli occhi alle persone. L’uomo ha creato intorno a sé dei sistemi, nei quali opera e abita, che non sono compatibili con la nostra fragilità di essere fatti di carne ed ossa. Bisogna che questi sistemi siano più consoni alla realtà nella quale viviamo“.