Il coronavirus è una malattia che sta creando tanto scompiglio. Ogni giorno ricercatori ed esperti effettuano studi su studi per cercare di capire come contrastrarlo. A rivelare importanti novità, oggi all’Adnkronos, è stato l’immunologo Minelli.”Dal microbiota intestinale potrebbero arrivare delle risposte per mitigare la malattia Covid-19“, ha spiegato specialista in Immunologia clinica e Allergologia e co-coordinatore della Scuola di specializzazione medica in Scienze dalla nutrizione Dipartimento di Studi europei Jean Monnet.
“Fin dagli esordi della pandemia, sul versante squisitamente clinico (quindi non epidemiologico né strettamente virologico) è subito risultata evidente la valenza ‘sistemica’ della malattia. E allora, pensando alle notevoli differenze che, a livello cellulare e molecolare, caratterizzano le singole patologie, la domanda emergente è diventata: si conoscono vie metaboliche alterate dopo l’infezione da Sars-CoV-2? E se sì, esistono e quali sono le eventuali componenti bioattive, magari derivanti da alimenti, in grado di riaggiustare quelle vie metaboliche? Dal microbiota arrivano delle risposte per una nuova credibile opzione terapeutica o, almeno, una scelta terapeutica adiuvante per mitigare, sulla base di robuste evidenze scientifiche, la malattia“, ha aggiunto Minelli secondo il quale potrebbero esserci alimenti o strumenti integrativi per riequilibrare i batteri intestinali e dare fastidio al coroanvirus.

“In effetti, esiste una precisa e potente correlazione tra il microbiota e l’enzima Hdac di cui si è detto in precedenza. E’ oramai ampiamente dimostrato come i batteri del tratto gastrointestinale siano un importante fattore biotico che interviene nella regolazione di diversi processi metabolici dell’uomo. Molto di questo accade per il tramite dei cosiddetti Scfas (Short-chain fatty acids, ovvero acidi grassi a catena corta) che sono composti assai rilevanti per la salute umana prodotti nelle giuste proporzioni da un microbiota intestinale in equilibrio e, dunque, metabolicamente efficiente. Fra gli Scfas prodotti da alcune specie di batteri intestinali c’è l’acido butirrico che, tra gli altri effetti, ha pure quello di inibire, bloccandolo, l’enzima Hdac. Sicché, oltre a svolgere tutta una serie di funzioni vitali per il buon funzionamento dell’organismo ospite, l’acido butirrico prodotto dai batteri della microflora intestinale acquisisce una significativa rilevanza proprio perché, inibendo l’Hdac, può interferire sull’aggancio e, dunque, sulla penetrazione del Sar-CoV-2 nella cellula umana”. “Scaturisce da tutto questo – conclude l’immunologo – la necessità di individuare alimenti o strumenti integrativi (prebiotici, probiotici e, semmai, gli emergenti post-biotici) opportunamente selezionati (evitando la somministrazione di ‘fermenti lattici’ a caso) e, dunque, capaci di bilanciare correttamente la composizione del microbiota intestinale, considerando che il suo targeting può, di fatto, rappresentare una nuova credibile opzione terapeutica o, almeno, una scelta terapeutica adiuvante per mitigare, sulla base di robuste evidenze scientifiche, la malattia Covid-19“, ha concluso.