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Coronavirus, solo in Italia scuole chiuse per la pandemia: la Regione Campania e 4 comuni della Calabria unici in Europa ad arrendersi
L'Europa affronta la seconda ondata di Covid-19 senza chiudere le scuole ma in Italia ci sono delle eccezioni: ecco le aree in cui gli istituti sono chiusi
Con la seconda ondata di Covid-19 a pieno regime, il Governo italiano ha imposto la didattica a distanza alle scuole superiori e alle terze medie e, nelle regioni “zone rosse”, anche alle seconde medie. Il premier Conte e il Ministro Azzolina stanno intraprendendo una battaglia per salvare quantomeno le elementari e la prima media, ma alcune regioni e alcuni comuni hanno già deciso di chiuderetutte le scuole relegando così anche gli studenti più piccoli alla didattica online, determinando gravissime ripercussioni sulla formazione dei più piccoli ma anche pesanti effetti collaterali sulla produttività lavorativa dei genitori. E soprattutto, lo hanno fatto nonostante le evidenze scientifiche sono tutte a favore della scuola rispetto alla pandemia: tutti gli studi pubblicati in merito hanno dimostrato che non è con le scuole aperte che aumenta il contagio, e quindi non è chiudendole che si diminuisce l’avanzata del virus.
La regione Campania è stata tra le prime ad adottare questa misura rigorosa lo scorso 16 ottobre. L’ordinanza del 5 novembre con la quale veniva prorogata la misura prevede che le scuole resteranno chiuse fino al 14 novembre. Ma ora che la regione è stata inserita tra le zone rosse a partire dal 15 novembre, potrebbero esserci dei cambiamenti: in vista della prossima settimana la regione potrebbe decidere di riaprire (soltanto elementari e prima media) o di prorogare ancora la misura. La scelta sarà del governatore Vincenzo De Luca ed è attesa per la giornata di domani, sabato 14.
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La Puglia aveva emanato un’ordinanza per la chiusura di tutte le scuole ma è stata sospesa in seguito alle proteste dei genitori. Il 6 novembre il governatore Emiliano ha quindi emesso una nuova ordinanza che in sostanza consente alle famiglie di scegliere se mandare i figli a scuola o chiedere la didattica a distanza.
Nella Calabria, contestatissima “zona rossa”, tutti i principali comuni regionali hanno deciso di chiudere le scuole seppur con tempistiche differenti:
A Catanzaro, sono state sospese le attività didattiche in presenza per le scuole di ogni ordine e grado, anche degli asili pubblici e privati, fino al 28 novembre.
A Reggio Calabria, le scuole rimarranno chiuse da lunedì 16 novembre fino al 30 novembre, ma gli asili saranno regolarmente aperti.
A LameziaTerme, sono sospese le “attività didattiche in presenza delle scuole dell’infanzia, delle scuole primarie e delle prime classi delle scuole secondarie di I° grado fino al 28 novembre”.
A Cosenza, sospese le attività didattiche in presenza per tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado con decorrenza da lunedì 16 novembre e fino al 21 novembre compreso. Viene fatta salva solo la didattica in presenza, con specifica organizzazione da parte dei dirigenti scolastici, per gli alunni con disabilità.
Gli altri Sindaci che in varie realtà italiane hanno deciso di chiudere le scuole lo hanno fatto per pochissimi giorni e comunque in comuni molto piccoli in cui s’erano sviluppati dei focolai.
Anche Palermo era ad un passo dalla chiusura delle scuole con l’idea che la scelta potesse contrastare la diffusione del contagio, e ieri c’era stato il controverso annuncio che prevedeva la chiusura a partire da lunedì 16 novembre ma oggi il sindaco Leoluca Orlando ha fatto marcia indietro e le scuole dell’obbligo restano aperte: “Avendo sentito il ministro Speranza, il governatore Musumeci e la ministra Azzolina, sospendo la firma questa ordinanza che è pronta. Laddove, però, non dovesse partire uno screening di massa sarò costretto a firmarla. E’ un momento difficile, a ognuno spetta di fare la propria parte“.
Per quanto riguarda il resto dell’Europa, nell’Austria che si avvia al lockdown nazionale (sarà annunciato domani), secondo alcuni media nazionali, il governo domani annuncerà anche la chiusura di tutte le scuole, compresi asili ed elementari. L’assistenza sarà garantita per gli alunni di genitori che svolgono lavori essenziali, come era già avvenuto durante la prima ondata Covid in primavera.
Scuole aperte in Europa durante la seconda ondata
In realtà, l’Austria e le citate zone/città dell’Italia rappresentano un’eccezione in un’Europa che ha deciso di tenere le scuole aperte in questa seconda ondata pandemica.
L’Irlanda ha imposto un lockdown soft di 6 settimane lo scorso mese, vietando assembramenti, chiudendo bar e ristornati, limitando gli spostamenti a 5km da casa ma non ha voluto chiudere scuole e asili. “È necessario perché non possiamo e non permetteremo che il futuro dei nostri bambini e dei giovani sia un’altra vittima di questa malattia”, ha detto il Primo Ministro Micheál Martin.
E molti altri Paesi hanno seguito questa direzione. Francia e Inghilterra sono entrate in un secondo lockdown nazionale della durata di un mese rispettivamente il 28 ottobre e il 4 novembre. In entrambi i Paesi i Governi hanno deciso di chiudere tutte le attività non essenziali come ristoranti e bar ma ai residenti è consentito lasciare le abitazioni per lavoro, salute, attività fisica o per fare la spesa. La principale differenza rispetto al lockdown della scorsa primavera è proprio che le scuole restanoaperte.
Il 28 ottobre, Angela Merkel ha annunciato un parziale lockdown nazionale in Germania, che prevede la chiusura di bar e ristoranti e la riduzione dei contatti sociali al minimo per 4 settimane a partire dal 4 novembre. Ma la cancelliera ha aggiunto che scuole e asili restano aperti con rigide misure igieniche non solo come una “missione educativa” ma anche perché la primavera ha dimostrato “quali drammatiche conseguenze sociali ci sono quando i bambini non possono andare a scuola o all’asilo”. E’ bene ricordare che in tutti questi Paesi le scuole avevamo già riaperto a maggio (l’Italia è stato l’unico Paese a concludere lo scorso anno scolastico senza riaperture), e nonostante 6-7 settimane di didattica di presenza, in nessun Paese europeo il contagio era aumentato.
Le uniche chiusure, ovviamente, si verificano per la quarantena delle poche classi in cui si accertano casi di positività.
Paesi come Francia, Regno Unito, Germania, Spagna ma anche l’Italia seppur con le sue eccezioni, seguono le evidenze scientifiche secondo cui le scuole non sono principali centri di trasmissione del virus, soprattutto per i bambini. Gli studi dimostrano che, implementando adeguati protocolli di sicurezza, la scuola è un ambiente abbastanza sicuro. La scienza è a favore soprattutto dell’apertura delle scuole elementari, con i bambini più piccoli che hanno meno probabilità di diffondere la malattia e che sono meno in grado di beneficiare della didattica a distanza.