I tassi di mortalita’ per Covid-19 potrebbero essere in calo, grazie alle nuovo conoscenze, alle cure migliori e alle misure adottate. Comprendere se i tassi siano effettivamente in diminuzione non rappresenta un compito semplice, al pari della comprensione delle motivazioni che avrebbero provocato tale flessione. Ne parla un articolo pubblicato su Nature, in cui vengono riportati i risultati di diversi studi internazionali, durante i quali sono state osservate delle flessioni sul numero di decessi per Covid-19 in terapia intensiva e in caso di necessita’ di supporti ventilatori. “La pandemia e’ diventata un problema sanitario complesso, che sta mettendo a dura prova la resistenza di tutti – commenta Bharath Kumar Tirupakuzhi Vijayaraghavan, specialista in terapia intensiva presso l’Apollo Main Hospital – ma ora sembra ci sia una lieve diminuzione nel tasso di mortalita’. Nel nostro ospedale, ad aprile, circa il 35 per cento dei ricoverati in terapia intensiva e il 70 per cento dei pazienti che richiedevano ventilazione sono deceduti, mentre ora il tasso di mortalita’ e’ sceso al 30 per cento per i ricoverati in terapia intensiva e al 45-50 per cento per chi necessitava di ventilazione. Questo andamento si sta riscontrando anche in altre strutture“.
“Abbiamo monitorato i dati a livello globale – afferma Ali Mokdad, dell’Universita’ di Washington a Seattle – con particolare attenzione rispetto a Europa e Stati Uniti. Un’analisi provvisoria, che include le informazioni ottenute dall’American Hospital Association, suggerisce che il numero di decessi per infezione potrebbe essere diminuito del 20 per cento“. “I fattori che hanno portato a questa flessione – commenta Andrew Levin, economista del Dartmouth College di Hanover, nel New Hampshire – potrebbero essere molteplici“. Gli scienziati attribuiscono tale diminuzione al maggior numero di possibilita’ mediche e farmaceutiche per contrastare l’infezione, alla piu’ profonda conoscenza del virus, e alle misure adottate per arginare la trasmissione. “Nei prossimi studi – commenta Derek Angus, dell’Universita’ di Pittsburgh, in Pennsylvania – sara’ opportuno valutare gli effetti della combinazione di diversi trattamenti, dagli anticorpi monoclonali al plasma convalescente, fino agli steroidi e ai farmaci come remdesivir”.

