Coronavirus, il New York Times durissimo sull’Italia: “La tragedia di Bergamo è un mistero scomodo”

"La provincia settentrionale italiana è diventata uno dei campi di sterminio più mortali per il virus nel mondo occidentale", scrive il New York Times

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I mezzi militari che trasportavano le tante bare dei defunti a Bergamo sono una delle peggiori immagini create dalla pandemia di Coronavirus in Italia. Bergamo e tutta la Lombardia sono state l’epicentro della prima ondata, con un bilancio altissimo in termini di vittime e pressione sugli ospedali. Ora è il New York Times a riaprire l’argomento, attraverso una lunga inchiesta dedica alla gestione dell’emergenza proprio a Bergamo. Il titolo rende l’idea della linea dura che il giornale terrà in tutto l’articolo: “I giorni persi che hanno reso Bergamo una tragedia del coronavirus”.

La provincia settentrionale italiana è diventata uno dei campi di sterminio più mortali per il virus nel mondo occidentale”, scrive il quotidiano, che sottolinea come “una gestione difettosa e ritardi burocratici abbiano reso il bilancio molto peggio di quanto doveva essere”. “La questione di come una tale tragedia possa essere accaduta a Bergamo, una ricca ed evoluta provincia di poco più di un milione di persone, con ospedali di livello elevato, è rimasta un mistero scomodo – scrive ancora il Nyt – una macchia di sangue che il governo preferisce evitare, mentre sottolinea con orgoglio il successo dell’Italia nel contenere la prima ondata dell’infezione”.

coronavirus bergamo salme esercitoIl giornale ripercorre nel dettaglio, anche con interviste, le drammatiche tappe della diffusione dell’epidemia, le difficolta’ di fronte a una situazione inedita in Occidente. Sin dai primi giorni, quando l’Italia non aveva ancora registrato un solo caso di contagio interno, il Nyt racconta di come non furono testati i primissimi ad ammalarsi, seguendo le linee-guida dell’Oms che raccomandavano i test “solo per chi aveva legami con la Cina“. Bergamo si sarebbe trasformata in uno dei centri piu’ letali dell’epidemia, “segnata da sofferenze inconcepibili e dall’orrendo suono delle ambulanze“. Quando il 20 febbraio Annalisa Malara, medico di Codogno, decise di “rompere il protocollo” e “testare un uomo che mostrava una polmonite che non rispondeva alle cure standard”, l’uomo che sarebbe diventato il primo caso nazionale. Il New York Times ricorda gli errori commessi nella gestione sanitaria e il contrasto tra governo centrale ed autorita’ locali, che generarono “dieci giorni di indecisione“, con scelte che dovevano essere fatte ma non lo furono. E quando “l’Italia ha bloccato l’intera Regione e poi l’intero Paese, Bergamo era persa“.