L’emergenza coronavirus è tornata ad incutere terrore in Italia: una nuova ondata di contagi ha costretto il Governo a prendere nuove decisioni ed imporre nuove misure restrittive, dividendo il nostro Paese in zone rosse, arancioni e gialle, in base alla criticità della situazione, tra polemiche e discussioni.
Discussioni che avvengono tra virologi ed esperti, che non se le mandano a dire tra un’apparizione da Fazio e una da Barbara D’Urso, ed intanto nel Cts mancano proprio i virologi, come svelato da Giorgio Palù lo scorso marzo. “Lo confermo. Certo che almeno un virologo avrebbe dovuto esserci fin dall’inizio, pur riconoscendo che va dato spazio anche a esperti di varie discipline della biomedicina rilevanti per una malattia di natura pandemica. Va segnalato che voi giornalisti avete definito virologi tutti gli esperti intervistati, anche professionisti che nulla hanno a che vedere con la virologia. Questa non è stata una corretta informazione per la popolazione che incolpa proprio questi “virologi” di idee contraddittorie e di battibecchi sui media che confondono e disorientano. La virologia è una scienza esatta, che studia la genetica e la riproduzione dei virus, l’interazione tra virus, ospite e sistema immunitario, i meccanismi di malattia, i bersagli di nuovi farmaci, il disegno di vaccini innovativi oltre che occuparsi di diagnosi e monitoraggio terapeutico. L’importanza della virologia è dimostrata dai numerosi premi Nobel per la fisiologia o la medicina assegnati ai virologi per scoperte fondamentali; vorrei ricordare tra questi anche gli Italiani Salvador Luria e Renato Dulbecco e i tre vincitori del Nobel di quest’anno“, ha raccontato il professore emerito dell’Università di Padova e past-president della Società italiana ed europea di Virologia a Il Giornale qualche giorno fa.
“L’Italia non è mai uscita dalla prima ondata, come invece ha fatto la Cina, con una curva del contagio completamente azzerata ed un andamento perfettamente speculare della fase ascendente e discendente a tracciare una perfetta gaussiana. Anche se a un tasso ridotto, il virus in Italia ha continuato a circolare anche d’estate. E la popolazione del Sud, che era stata risparmiata dalla pandemia che invece aveva colpito di più il Nord, non ha ancora gli anticorpi per resistere al virus. Avremo quindi diffusioni non uniformi e asincrone del contagio non solo in Italia ma nel resto del globo. Trattandosi del primo coronavirus pandemico è difficile fare delle previsioni e per lo meno fantasioso prospettare ondate in successione. È doveroso ammettere di non sapere. Nel prospettare la durata nel tempo di COVID-19 mi baso sull’esperienza di quanto avvenuto in passato con virus pandemici appartenenti ad altre famiglie, in particolare ai virus influenzali che sono accomunabili ai coronavirus per modalità di diffusione e per letalità”, ha concluso Palù.
