Coronavirus, il “soporifero Arcuri” e il confronto con il suo omologo in Germania: un ex capo dei Vigili del fuoco si occupa del piano vaccini

"A Berlino, l’Arcuri locale è Albrecht Broemme, ex capo storico dei Vigili del Fuoco tedeschi e berlinesi che in Germania è una sorta di leggenda"

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La casa farmaceutica Pfizer ha annunciato risultati molto importanti sul suo vaccino, efficace al 90% contro il Covid-19. L’Italia avrà accesso ad almeno il 13,51% delle 300 milioni di dosi di vaccino riservati all’Europa. Ma a far infuriare la maggior parte degli italiani ci ha pensato il Governo che ha incaricato il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri come responsabile del piano operativo per la distribuzione dei vaccini in Italia. Tante le critiche piovute su questa scelta sulla base dell’operato di Arcuri già durante la prima ondata epidemica in Italia e poi anche per l’assenza di preparazione alla seconda.

arcuriTra chi non ha risparmiato critiche c’è anche Filippo Facci, giornalista di Libero, che ha anche avanzato un confronto tra Arcuri e il suo omologo in Germania. “Il Domenico Arcuri della Germania – senza offesa – è un tedescaccio di 67 anni che in dodici secondi ti mette in piedi un esercito, e che, dettaglio, era l’amato e storico capo dei Vigili del fuoco”, esordisce Facci nel suo articolo. “Di fatto, l’altro ieri, la Germania aveva già programmato l’attivazione di 60 centri di vaccinazione nei 17 stati federali del suo territorio: mentre l’Italia, l’altro ieri, aveva programmato solo che sul territorio (nostro) dovrà occuparsene il soporifero Arcuri, gettando nella disperazione chiunque non sia vissuto su un altro pianeta da marzo a oggi. Il ritardante Arcuri – già bradipo umano su mascherine, respiratori, bandi, tamponi e cablatura delle scuole – dovrà dunque occuparsi di come trasportare, conservare, distribuire e somministrare almeno 40 milioni di dosi (per circa 20/27 milioni di persone, due iniezioni a cranio a distanza tre settimane) e meno male che esiste la Pfizer, che, oltre ad aver inventato il vaccino, contribuirà a mantenere la catena del freddo (i -70/80 gradi necessari) grazie allo sviluppo di scatole imbottite con materiale isolante e ghiaccio secco, così da conservare la temperatura giusta per qualche giorno. Per il resto, in Italia mancano soltanto le celle frigorifere negli aeroporti, i camion refrigeranti per il trasporto, i grossisti farmaceutici e relative farmacie dotate di analoghe celle, in sostanza tutta la logistica e anche il personale istruito che dovrà occuparsene: ma ci penserà Arcuri”, continua Facci.

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Mentre in Germania, o perlomeno in quell’immensa città-stato che è Berlino, l’Arcuri locale è appunto Albrecht Broemme, pensionato e soprattutto ex capo storico dei Vigili del Fuoco tedeschi e berlinesi che in Germania è una sorta di leggenda, anche perché la cittadinanza, diversamente da Arcuri rispetto agli italiani, l’ha quantomeno sentito nominare da tempo: anche perché, sino al 2019, Broemme ha comandato anche l’Agenzia federale per i soccorsi tecnici, tipo la nostra Protezione civile. Ma è la storica appartenenza al corpo dei Vigili del fuoco a riscuotere particolare fiducia tra i tedeschi; parliamo dei Feuerwher, vigilanti cittadini per tradizione ottocentesca a cui spesso sono affidate anche missioni alternative (non solo incendi, cioè) e che, tipicamente rappresentati dalle loro rosse e veloci ambulanze, sono una rassicurazione e un patrimonio comune. Nei paesi e nei comuni minori, oltretutto, l’adesione al Corpo è su base volontaria – come la guardia civile negli Usa – e quindi è tutta gente spesso conosciuta e stimata dai locali”, si legge.

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Il pensionato Albrecht Broemme, ergo, non è stato strappato ai giardinetti: già nel marzo scorso aveva praticamente creato e coordinato un centro di trattamento del Covid-19, e per farlo aveva pensato di utilizzare – tu guarda – alcuni spazi delle strutture fieristiche di Berlino, senza per questo essere deriso per una scelta rivelatasi lungimirante. Ora, invece, dovrà decidere in particolare tempi e luoghi del vaccino per milioni di berlinesi, ma, come detto, per questo è già in pista da tempo. Ha già detto – al quotidiano Berliner Zeitung – che non perderà tempo nell’allestimento di tendopoli o container o roba del genere: gli estesi quartieri berlinesi ridondano di uffici e palazzine pubbliche che si prestano allo scopo molto più di palestre e spazi similari: nel caso della bundesland berlinese (città-stato, in pratica un’area metropolitana) si parla di oltre sei milioni di abitanti, mentre il comune è comunque il più popoloso dell’intera Unione europea: l’intera area resta la più problematica da amministrare, ed ecco perché è spuntata una figura come Broemme, uno di cui, per dire, nelle librerie tedesche si trova la biografia“.

Nelle librerie italiane la biografia di Arcuri non è ancora comparsa (un chiaro deficit editoriale) ma a far passare la voglia di scriverla contribuiscono conferenze stampa come quella di ieri, dove il commissario per l’emergenza Covid si è prodigato in esternazioni poco rassicuranti e in buona parte risapute: «Il vaccino sta arrivando ma non è ancora arrivato», e sin qui c’eravamo, «non sarà disponibile da domani né da subito per tutti», sì, capito, «ma confidiamo di poter vaccinare i primi italiani alla fine di gennaio, un milione e 700mila». Confidiamo. Poi è passato a spiegare «la complicata conservazione della profilassi» di cui si è già letto su tutti i giornali: i meno ottanta gradi, la conservazione, le categorie prioritarie a cui somministrare il vaccino: «Confidiamo di avere il target delle prime persone da vaccinare». Confidiamo. «Aspettiamo il piano del ministero». Aspettiamo. Anziché prospettare una soluzione dei vari problemi, Arcuri li ha elencati. Seràfico. Con calma”, conclude.