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Coronavirus, Unità Crisi Campania: “Oltre 90% asintomatici grazie al clima, con il freddo più sintomatici. La presenza di sintomi si correla all’inquinamento ambientale”
"Tra poco, con l'aggravarsi delle condizioni climatiche, i nostri sintomatici cominceranno ad aumentare in maniera piuttosto significativa gravando sul sistema sanitario che potrebbe non tenere"
“La Regione Campania non ha mai nascosto ne’ falsificato i dati. C’e’ un motivo se il numero di asintomatici in Campania e’ piu’ alto del 90% rispetto a quello dei sintomatici”. È quanto dichiarato alla Dire dall’infettivologo dell’Unita’ di Crisi della Regione Campania, Alessandro Perrella. In Campania, infatti, il numero degli asintomatici e’ nettamente superiore rispetto a quello dei sintomatici. Nel bollettino di ieri (5 novembre) su 3.888 positivi ben 3.678 sono asintomatici, il 94,8% dei positivi registrati. Questo dato contrasta con quello, in particolare, delle regioni del Nord, dove il divario non e’ mai cosi’ netto, e con quello nazionale dove secondo l’ultimo report dell’Iss gli asintomatici sono il 57%.
“Dipende da due fattori scatenanti – ha spiegato Perrella -. Innanzitutto e’ importante che il confronto venga fatto con le regioni della stessa zona geografica, quindi parte del sud Italia, o meglio con regioni che presentano un clima simile al nostro. Questo perche’ la sintomatologia piu’ ingravescente, quindi la presenza di sintomi da Coronavirus, si correla all’inquinamento ambientale. Sulla base di studi di tipo Arpac e’ stato possibile dimostrare che piu’ c’e’ inquinamento ambientale e maggiore e’ la percentuale di soggetti che sviluppano la malattia con sintomi. La seconda motivazione – ha poi aggiunto l’infettivologo – riguarda i cambiamenti atmosferici, perche’ la maggior parte dei soggetti che in questo periodo sviluppa sintomi potrebbe averli non perche’ siano collegati al Covid ma per quelli che sono i malanni stagionali tipici di questo periodo”.
“Negli asintomatici consideriamo, esclusivamente, persone che non presentano sintomi. E non fanno parte dei sintomatici i paucisintomatici, che presentano sintomi lievi come mal di gola, leggera tosse ma anche la perdita dell’olfatto e dei sapori. I paucisintomatici in Campania sono l’1-1,5%“, ha chiarito il medico. Secondo il metodo di raccolta dati della Campania, quindi, rientrano nei sintomatici solo i positivi che manifestano dai sintomi lievi di raffreddamento, come la presenza di febbre correlata a tosse o diarrea, fino a manifestazioni serie come polmonite o dispnea, oppure manifestazioni di sintomi a livello neurologico. “C’e’ da tener conto – ancora Perrella – che gli asintomatici possono sviluppare sintomi nell’arco di due settimane. Ma di questi, cioe’ asintomatici che sviluppano sintomi paucisintomatici, la percentuale e’ piccola, tra lo 0,5 e l’1%, anche se si tratta di percentuali in variazione. E non abbiamo, invece, registrato asintomatici che sono diventati sintomatici gravi”. Quindi e’ possibile essere positivi asintomatici ma avere sintomi specifici dell’influenza che pero’ non dipendono dall’essere, comunque, positivi al Coronavirus.
Secondo quanto sottolineato da Perrella, quindi, nelle regioni in cui non c’e’ una netta differenza numerica tra sintomatici e non (soprattutto nel Nord Italia) ci sarebbero casi di persone con l’influenza ma Covid-asintomatiche classificate, pero’, come paucisintomatici o sintomatici anche se con sentori non scaturiti dal Covid. “Che il dato di divario tra sintomatici e asintomatici dipenda molto dai cambiamenti climatici stagionali – ha sottolineato Perrella – lo si capisce dal fatto che con l’arrivo del freddo la curva degli asintomatici in Campania sta gia’ calando per far spazio a quella dei sintomatici. Non a caso, in Campania, la curva degli asintomatici era al 98% e con l’arrivo dell’autunno abbiamo perso quasi un 8%. Se il nostro sistema sanitario riesce a reggere – ha concluso Perrella – dipende molto da questo, ma tra poco, con l’aggravarsi delle condizioni climatiche, i nostri sintomatici cominceranno ad aumentare in maniera piuttosto significativa gravando sul sistema sanitario che potrebbe non tenere”.
“Se sono d’accordo su Campania zona gialla? La mia risposta e’ sia si’ che no. Le analisi dei dati elaborati sull’andamento della curva epidemiologica dovrebbero essere fatte sull’arco di 7 giorni non 15, ma cio’ non e’ ancora possibile, purtroppo. Il ministero della Salute ha inserito la Campania nella zona gialla – ha aggiunto – sulla base di dati elaborati 15 giorni fa, ma questa e’ una malattia in estremo divenire”. Secondo l’infettivologo, infatti, sarebbe necessario cambiare l’approccio alla gestione dell’epidemia in situazioni cosi’ dilaganti come quella attuale. “Il problema – sottolinea – e’ che non esistono ancora tecnologie piu’ dettagliate sulla capacita’ infettante del singolo, altrimenti avremmo strumenti migliori per determinare decisioni come quelle previste dall’ultimo dpcm“. L’infettivologo ha espresso un commento tecnico piu’ che politico nel criticare un metodo di analisi della curva epidemica che potrebbe non essere piu’ sufficiente di fronte a un’epidemia con tale progressione. “Uno svantaggio, pero’, – ha spiegato -, e uno dei punti che non ci consente di analizzare meglio la situazione epidemiologica, sarebbe il fatto che la malattia da Covid non ha 7 giorni d’incubazione e quindi una parte dei pazienti potrebbe rientrare nei dati della settimana successiva”.