“Non c’è solo il Covid-19, non dimentichiamoci del rischio sismico: se non facciamo sentire la nostra voce, di prevenzione sismica si parlerà solo dopo il prossimo terremoto violento”

"Passiamo da un'emergenza all'altra, purtroppo imparando ogni volta assai poco e ben poco preparandoci ad affrontare il futuro"

MeteoWeb

Su MeteoWeb lo diciamo ormai da mesi: il Covid-19 non è la sola emergenza che il nostro Paese deve affrontare. Sebbene l’attenzione sia ora concentrata sull’emergenza sanitaria in atto, che ci ha colti di sorpresa anche durante la tanto temuta seconda ondata, l’emergenza legata al rischio sismico meriterebbe molta più attenzione, investimenti, ricerca ma soprattutto azioni concrete, di quanto in realtà le viene dedicato, considerati l’alta sismicità dell’Italia e i catastrofici eventi del passato, anche recente. Solo un paio di giorni fa, abbiamo ricordato il 40° anniversario del terremoto dell’Irpinia, che rase al suolo interi paesi e causò migliaia di morti. Lo ribadisce anche l’Ingegnere Alessandro Martelli, che in una nota sul suo profilo Facebook, ha esortato a non dimenticarci del rischio sismico. 

La perdurante pandemia rischia di farci dimenticare altri nostri gravi problemi. Potrò forse apparire ripetitivo e noioso, ma voglio ricordare, anche oggi, Giornata contro la violenza sulle donne, che, fra tali “problemi”, ci sono anche quelli derivanti dalle vittime e dai danni che il prossimo terremoto violento causerà in Italia, se perdurerà l’assenza di corrette politiche di prevenzione sismica. Soprattutto ieri l’altro, in occasione del suo quarantesimo anniversario (e un po’ anche nei giorni immediatamente precedenti), i media hanno (giustamente) ricordato il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980. Lo hanno fatto, penso, perché tale terremoto causò quasi 3000 morti (accertati), oltre a migliaia di feriti e di sfollati e ad ingenti danni. Però, già ieri pochissimo si è detto su questo evento e del rischio sismico in generale”, scrive Martelli.

La scuola media Xuankou a Yingxiu, trasformata in memoriale per i morti nel terremoto del Sichuan

Così come pochissimo era stato detto dai media in occasione dell’anniversario del terremoto del Molise e della Puglia del 31 ottobre 2002, sebbene esso avesse messo in evidenza l’elevata insicurezza sismica di tante, troppe, scuole italiane (oltre che dell’edificato esistente, in generale): motivo? Forse perché questo terremoto fu meno violento di quello dell’Irpinia e, per sua causa, morirono SOLO 27 BAMBINI ed una loro maestra (a causa del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia), oltre a pochi altri??? A San Giuliano di Puglia morirono, come si è detto, 27 bambini, che ancora piangiamo, ma in Cina, ricordiamocelo, furono 900 i ragazzi uccisi, nel crollo di una sola scuola, durante il terremoto del Sichuan del 12 maggio 2018, e 5.000, in totale, quelli uccisi dal crollo di scuole durante tale terremoto”, continua Martelli.

“Purtroppo, temo che, se non facciamo sentire forte la nostra voce, di prevenzione sismica si tornerà a parlare solo dopo il prossimo terremoto violento! In Italia non è vero il detto latino “historia magistra vitae”: passiamo da un’emergenza all’altra, purtroppo imparando ogni volta assai poco e ben poco preparandoci ad affrontare il futuro. Vedasi anche l’attuale fase 2 della pandemia da Covid-19”, conclude l’ingegner Martelli.