Covid, il paradosso della Calabria: è zona arancione con il doppio dei casi e il triplo dei ricoverati rispetto a quando diventava zona rossa

Covid, il caso Calabria: diventa "arancione" con una situazione ben peggiore rispetto a quando fu dichiarata "rossa". E durante questo "lockdown soft", i numeri non sono affatto migliorati: a che servono le misure del Governo? I criteri non hanno alcuna credibilità

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La Calabria diventa zona arancione: la decisione assunta dal Ministro Speranza nella giornata odierna incrementa dubbi sulla validità scientifica dei criteri presi in esame per stabilire i gradi di rischio delle varie Regioni. In Calabria, infatti, per quanto la situazione epidemiologica e ospedaliera resti contenuta e affatto emergenziale, oggi ci sono il doppio dei nuovi casi e il triplo dei ricoverati rispetto al giorno in cui venne dichiarata “zona rossa”, lo scorso 6 novembre. Quel giorno, infatti, su tutto il territorio Regionale che ospita 2 milioni di residenti, c’erano appena 227 pazienti ricoverati negli ospedali calabresi, di cui soltanto 15 nei reparti di terapia intensiva. I nuovi casi giornalieri oscillavano intorno ai 250. Oggi, invece, la situazione è diversa: nella Regione ci sono circa 450-500 nuovi casi al giorno, esattamente il doppio rispetto a tre settimane fa; i ricoverati negli ospedali sono 476, anche qui più del doppio rispetto al giorno della “zona rossa”. Di questi, 44 sono in terapia intensiva: esattamente il triplo rispetto al giorno della dichiarazione della zona rossa. Sono numeri molto contenuti, i posti letto di terapia intensiva disponibili in Calabria sono oltre 180 e il tasso di occupazione delle terapie intensive è del 24%, il più basso d’Italia. Nulla, quindi, da obiettare rispetto al declassamento in zona arancione. Facendo un rapido paragone con le altre Regioni, la Calabria dovrebbe essere addirittura gialla: in Sicilia, in Liguria, nel Lazio, in Veneto e in Sardegna, tutte zone gialle, la situazione ospedaliera ed epidemiologica è molto più grave rispetto alla Calabria.

Ma ciò che ci si chiede oggi, alla luce di questa scelta, è per quale motivo la Calabria venne clamorosamente inserita tra le “zone rosse” senza alcuna motivazione scientifica tre settimane fa, quando i numeri erano ancora più contenuti. Altro indicatore importante: durante le tre settimane di “zona rossa” i numeri in Calabria non sono affatto migliorati, bensì il numero dei nuovi casi è raddoppiato, il numero dei ricoverati addirittura triplicato nelle terapie intensive. Il “caso Calabria“, quindi, smaschera l’effettiva validità delle misure restrittive, assolutamente non provate empiricamente dai fatti, e pone un quesito a cui la politica nazionale dovrebbe dare una risposta chiara e sincera: perchè lo scorso 6 Novembre la Calabria è stata dichiarata “zona rossa”, se oggi può essere arancione con una situazione di circolazione del virus e pressione ospedaliera di gran lunga più grave?

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