“Far partire alcune attività con un mese di ritardo comporta sicuramente alcune perdite che saranno ristorate, ma non comporta la distruzione del comparto a cui siamo vicini. Ma dobbiamo dire con chiarezza che se apriamo senza limiti ci ritroveremo a febbraio con le stesse perdite avute ora a dicembre, con gli stessi numeri. Vorrebbe dire che siamo nella terza ondata ed è dovere di tutti noi evitarla“. Così Francesco Boccia, ministro per gli Affari Regionali, in question time alla Camera, rispondendo sulle riaperture delle attività in montagna durante le vacanze natalizie.
“Se apriamo senza limiti le perdite (economiche; Ndr) che stiamo avendo a dicembre ce le ritroveremo con le stesse dimensioni e gli stessi numeri a febbraio. Perché ciò significherà che siamo dentro la terza ondata. Protezione della salute e difesa della vita ci consentono di mettere in sicurezza tutto il Paese, anche dal punto di vista sociale ed economico“, precisa Boccia rispondendo a una interrogazione Iv sulla mobilità interregionale, anche in vista del prossimo dpcm relativo all’emergenza Coronavirus.
“Quello che è accaduto in Sicilia è oggetto di approfondimento. Il ministero della Salute, in collaborazione con i Nas, ha avviato un’ispezione iniziata il 23 novembre e che dovrebbe concludersi tra oggi e domani. Aspettiamo quelle valutazioni ma ribadiamo che i cittadini devono avere fiducia totale nelle istituzioni“, sottolinea Boccia. “Le differenziazioni regionali non sono una punizione o una pagella, ma un’assunzione di responsabilità, per questo i dati trasmessi devono essere rigorosi e trasparenti“.
“Non so se i parametri per valutare il rischio regionale di diffusione del coronavirus passeranno da 21 a 5. Credo dovranno deciderlo i tecnici e poi la politica dovrà valutare quali le restrizioni più opportune per evitare che ci sia una terza ondata. Il governo vuole tenere la curva bassa sia a gennaio che a febbraio. Domani ricomincerà il confronto con le regioni su nuovo Dpcm – ha aggiunto Boccia – abbiamo chiesto alle regioni una valutazione scientifica ulteriore, oltre ai tre componenti le regioni hanno indicato altri 10 tecnici che si stanno confrontando con il professor Brusaferro. Penso che quegli elaborati debbano essere patrimonio collettivo non di parte, per una rigorosa difesa della salute“, conclude.


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