Walter Ricciardi: “L’ipotesi lockdown totale non è ancora scongiurata, in molte regioni la situazione sta peggiorando”

Secondo Walter Ricciardi "alcune aree metropolitane di regioni in zona gialla sono zona rossa"

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L’ipotesi di un lockdown generalizzato non è ancora scongiurata“: lo ha affermato a Sky Tg24 Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e docente di Igiene all’università Cattolica.
Quello che sta succedendo è che in molte regioni la situazione sta peggiorando, in altre è stabile. E noi dobbiamo, nelle regioni che stanno peggiorando, arrestare questo peggioramento e nelle regioni che sono stabili invertire la curva e farla diminuire. Soltanto quando saremo certi che questo avviene allora potremo trarre delle conclusioni. Però tutti quanti stiamo cercando di evitare il lockdown nazionale, di elaborare delle misure proporzionate alla circolazione del virus“.
Che nei numeri dell’epidemia ci siano segnali positivi “lo speriamo tutti – sottolinea Ricciardi – ma per essere certi dobbiamo aspettare ancora una decina di giorni. Perché le misure che sono state introdotte una settimana fa e quelle rafforzate pochi giorni fa, per dare degli effetti stabili bisogna valutarle dopo 2 settimane. Stiamo andando nella giusta direzione con le misure prese, speriamo di vedere presto tutti quanti i risultati

Quello di cui sono sicuro è che alcune aree metropolitane di regioni in zona gialla sono già per me zona rossa. Ma questo lo dico sulla base della pressione che i miei colleghi di quelle regioni mi raccontano, che in certi casi è insostenibile“.
Ci sono alcune aree metropolitane in cui ormai gli ospedali e i pronto soccorso sono completamente intasati, per cui non riusciamo a curare né i pazienti Covid né men che meno i pazienti non Covid – sottolinea l’esperto – che in ospedale per interventi importanti per patologie rilevanti non ci riescono più ad arrivare“.

Avrei messo Napoli in zona rossa già 2-3 settimane fa. Ci sono delle decisioni che devono essere prese proporzionatamente“. “Le Regioni sono totalmente libere di modulare in maniera più forte gli interventi a seconda della loro realtà, che conoscono meglio di tutti. Sicuramente, dal punto di vista normativo“, il governatore della Campania Vincenzo De Luca “può chiudere Napoli. Nel senso che un presidente di Regione può prendere delle misure più restrittive nel momento in cui constata che ci sia la necessità“.
Napoli presenta tutta una serie di rischi importanti e va fatto un lockdown per cui si evitano le scene di affollamenti visti sul lungomare, in cui sembra una situazione normale perché molti interpretano la zona gialla come un ‘liberi tutti’. E nel frattempo si dà fiato a quegli ospedali in cui succedono cose veramente incredibili: persone che vengono assistite fuori dal pronto soccorso nelle loro macchine con l’ossigeno“. “Sono scene da guerra e questo non deve succedere ovviamente in una zona gialla. Se non è una zona rossa quella in cui succedono queste cose, qual è la zona rossa?“. Sulla necessità di una zona rossa per Napoli “sono sicuro perché i dati arrivano dai colleghi che sono in trincea e mi dicono che non ce la fanno più. Quindi qualche misura va fatta in quest’area metropolitana, innanzitutto limitando la circolazione con più intensità e poi rafforzando gli ospedali eventualmente con mobilità di personale da una provincia all’altra. Ma io credo che nel futuro vedremo mobilità di medici e infermieri da una regione all’altra, perché alcune si sono preparate di più e altre invece sono sempre più sfornite. Anche perché quello che sta succedendo è che molti infermieri e medici si stanno contagiando“, come è successo nella prima ondata di Covid-19.

Sui vaccini antiinfluenzala Lombardia si è mossa tardissimo. Ha fatto 9 gare, l’ultima a ottobre, quando la Gran Bretagna i vaccini li ha comprati nel dicembre del 2019“.
“Il vaccino antinfluenzale va ordinato nella prima parte dell’anno, al più tardi entro maggio. Quasi nessuna Regione lo fatto entro quei tempi, però alcune sì. E soprattutto, va ordinato in quantità adeguata alla situazione epidemiologica. La Lombardia ha ordinato, se ricordo bene, poco più di 2 milioni di dosi per una popolazione di 10 milioni di abitanti, quando soltanto la popolazione fragile è di oltre 3 milioni. Quindi è chiaro che la Lombardia è tecnicamente in condizioni di non poter dare il vaccino tempestivamente e adeguatamente, e neanche per proteggere quella parte di popolazione che lo necessità“. “Se noi avessimo una gara” d’acquisto “nazionale, come la maggior parte dei Paesi hanno avremmo comprato 18-20-30 milioni di dosi e poi le avremmo distribuite. In questo momento non si può fare. Adesso di fatto di dosi di vaccino antinfluenzale ne abbiamo recuperate“, ma non a sufficienza, perché “non ce ne sono più” essendo “tutti i Paesi in competizione“. Eppure “gli australiani hanno dimostrato che, se fai una massiccia campagna antinfluenzale, non solo riduci l’influenza che ogni anno produce 8mila morti e decine di migliaia di infetti, ma riduci anche il Covid“.

Sarà un Natale di estrema prudenza, con la circolazione del virus purtroppo ancora intensa, per cui non saranno possibili cenoni e assembramenti“. “Sarà un Natale con i propri cari, sapendo che hanno adottato a loro volta dei comportamenti saggi, perché se questo non succede nel momento in cui entra in casa una persona che ha il Covid lo trasmette a tutti“.