Da una collaborazione tra il Dipartimento di Epidemiologia e la London School of Hygiene and Tropical Medicine è nato uno studio per stimare l’impatto del Covid-19 sulla mortalità in Italia tra Febbraio e Maggio 2020, attraverso l’utilizzo di dati resi disponibili dall’ISTAT. Sono numerosi gli studi che hanno cercato di dare una risposta in tal senso, ma questo è forse il primo ad aver utilizzato un approccio epidemiologico innovativo che, oltre a stimare il numero di decessi attribuibili alla pandemia a livello nazionale, ha tenuto conto di fattori di confondimento quali la temperatura e le epidemie influenzali.
Come si legge nell’astratto dello studio, l’Italia è stato il primo paese al di fuori della Cina a subire l’impatto della pandemia COVID-19, che ha comportato un carico sanitario significativo. Lo studio presenta un’analisi della mortalità in eccesso nelle 107 province italiane, stratificata per sesso, fascia di età e periodo del focolaio.
L’analisi è stata eseguita utilizzando un disegno di serie temporali interrotte a due fasi, con i dati di mortalità giornaliera per il periodo gennaio 2015-maggio 2020. Nella prima fase, spiegano gli studiosi, “abbiamo eseguito modelli di regressione quasi-Poisson a livello provinciale, con funzioni uniformi da definire un rischio di base tenendo conto delle tendenze e delle condizioni meteorologiche e per stimare in modo flessibile la variazione del rischio in eccesso durante l’epidemia. Le stime sono state raggruppate nella seconda fase utilizzando una meta-analisi multivariata a effetti misti“.
Risultati: nel periodo 15 febbraio-15 maggio 2020, precisano gli esperti, “abbiamo stimato un eccesso di 47 490 [intervalli di confidenza empirici al 95% (eCI): da 43 984 a 50 362] decessi in Italia, corrispondente a un aumento del 29,5% (95% eCI : 26,8-31,9%) dalla mortalità attesa. L’analisi indica un forte modello geografico, con la maggior parte dei decessi in eccesso che si verificano nelle regioni settentrionali, dove poche province hanno registrato aumenti fino all’800% durante il picco di fine marzo. C’erano differenze per sesso, età e area sia nell’impatto complessivo che nella sua distribuzione temporale”.
La conclusione a cui sono giunti con questo studio, che offre un quadro dettagliato della mortalità in eccesso durante i primi mesi della pandemia COVID-19 in Italia, è che i forti modelli geografici e temporali possono essere correlati all’implementazione di politiche di blocco e percorsi multipli diretti e indiretti nel rischio di mortalità. Nel modello, infatti, è stato tenuto conto del potenziale confondimento di temperatura ed epidemie influenzali.


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