Dpcm, Rezza spiega i criteri: “In regioni rosse è possibile esentare alcune zone, dopo due settimane cambieranno classificazioni”

Silvio Brusaferro e Gianni Rezza spiegano gli indicatori che hanno portato all’ordinanza con l'istituzione delle diverse aree di criticità nelle regioni

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Presso la sede del Ministero della Salute, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, spiegano in conferenza stampa l’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia (DM 30 aprile 2020) e gli indicatori che hanno portato all’ordinanza di ieri.

Brusaferro ha affermato: “Non abbiamo dati aggiornati perché la cabina di regia le produce a cadenza settimanale, saranno prodotti nelle prossime 48 ore. In questa conferenza stampa illustriamo la storia e gli strumenti che stanno accompagnando questa fase della pandemia. Un primo strumento di cui il nostro Paese di è dotato è la Cabina di Regia, che fa capo al Ministero della Salute, per collezionare ed elaborare una valutazione del rischio su base settimanale. Il flusso di queste informazioni, identificate attraverso indicatori, viene generato nei servizi sanitari regionali, assemblati dalle regioni e inviati al Ministero e poi vengono valutati”.

A partire dal 4 maggio, è stata prodotta questa valutazione settimanale ed è diventato un report di routine condivise tra livello centrale e livello regionale. Abbiamo censito l’evoluzione dell’epidemia: a partire dai primi di ottobre, passaggio di fase, il 18 ottobre c’è stata un’accelerazione. C’è un tema importante su questo tipo di flusso di dati: va a complementare il flusso puntuale che giornalmente riceviamo dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile. Inevitabile un tempo necessario ad acquisire e stabilizzare il dato, che ci consente di calcolare una serie di indici. Gli indicatori sono in 3 categorie: indicatori di processo (quanti i nostri sistemi sono in grado di completare tutte le variabili), indicatori di esito (ci danno la dimensione di quanto velocemente corre l’infezione), indicatori di processo (quanto il nostro servizio sanitario riesce a far fronte ai nuovi casi che si manifestano). Dall’incrocio degli algoritmi, si arriva ad una matrice che colloca la situazione regionale ad uno scenario”, che può essere molto basso, basso, moderato, alto o molto alto. “Per ogni livello di rischio, si definiscono gli strumenti possibili e le misure che di volta può essere raccomandato adottare”.

“Partendo da queste valutazioni che esistono da 24 settimane, si arriva al nuovo Dpcm che introduce ulteriori livelli di prioritizzazione. Sono emersi i dati di regioni che si trovano con una classificazione del rischio elevata. In particolare, la Valle d’Aosta che per difficoltà a rilevare i casi, per un periodo consistente fa fatica a presentare i dati e questo porta al rischio alto. Dai primi da ottobre, abbiamo un documento che identifica delle azioni da poter intraprendere”.

Si lavora su una serie di indicatori, oltre all’Rt, l’occupazione posti letto, occupazione posti letto in terapia intensiva. Questi dati vanno letti nella loro interezza”, ha detto Rezza, aggiungendo che non bastano i soli dati giornalieri registrati da una singola regione, ma anche i dati rispetto all’incidenza, resilienza, Rt. “Gli indicatori di processo sono particolarmente importanti: se una regione non riesce a compilare adeguatamente i dati relativi ai casi, automaticamente può tendere a sottostimare i dati e a far sì che l’Rt non sia affidabile. La Lombardia registra una sofferenza dei servizi sanitari accompagnato da un’alta incidenza di casi e un elevato indice di contagiosità (Rt) mentre in Calabria ad un Rt molto alto, indicatore che anticipa l’aumento dei casi, si accompagna a una sofferenza dei servizi sanitari e l‘incapacità di contenere i casi e identificare i nuovi focolai”, aggiunge Rezza. “Una regione in rosso o arancione resterà in questa condizione per due settimane, poi è possibile una de-escalation. Rezza ha anche spiegato che all’interno delle zone rosse regionali, governatori e ministro possono esentare alcune zone con una sofferenza minore rispetto ad altre.

L’incidenza casi in Campania è abbastanza elevata, ma in Italia non ci sono aree indenni e questa è una grande differenza con febbraio-marzo, quando avevamo una situazione drammatica concentrato in 3-4 regioni. Adesso sono distribuiti sul territorio nazionale, questo ci dà più tempo prima di far entrare il sistema in sofferenza, ma tutto il Paese è colpito. La Campania ha molti casi, ma Rt è molto più basso rispetto a quello della Lombardia o della Calabria. Perché la trasmissione è molto aumentata nelle scorse settimane ma adesso si è in qualche modo stabilizzata, con Rt non molto elevato ma un numero di casi molto elevato. Gli interventi potrebbero avere avuto un certo effetto sulla trasmissione e quindi vediamo effetti sull’Rt non particolarmente elevato”, ha concluso Rezza.