La pandemia mette a rischio i dolci simbolo del Natale: “Grande incertezza per le vendite di Pandoro e Panettone”

“Produciamo con cautela, ma i dolci non mancheranno sugli scaffali”: incertezza sulla vendita di Pandoro e Panettone quest’anno

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La pandemia di coronavirus quest’anno ci costringerà ad un Natale diverso da quello a cui siamo abituati: non potremo fare grandi feste tra baci, abbracci, riunioni di famiglia o uscite. Ma l’emergenza sanitaria rischia di influenzare anche un altro aspetto delle festività più attese dell’anno, ossia i dolci simbolo. “Quest’anno sarà un Natale di grandissima incertezza e fare oggi previsioni è molto complicato“. Michele Bauli, presidente del Gruppo Bauli, non se la sente di azzardare una previsione, parlando con l’Adnkronos, su come andranno le vendite delle centinaia di migliaia di Pandoro e Panettone.

Oggi ci sono grandi incognite perché nelle regioni attualmente ‘rosse’, ad esempio, non si può uscire dai comuni e non si possono raggiungere i superstore. Uno scenario già vissuto dalla nostra azienda a Pasqua con le uova e le colombe”. “Il Natale si tende comunque a festeggiarlo, ma al momento non sappiamo come andranno gli ordini anche se immaginiamo che saranno inferiori rispetto all’anno scorso. Insomma si vive alla giornata”. “Siamo aperti, produciamo e cerchiamo di avere la maggior flessibilità possibile per produrre il giusto e non di più, con un po’ di cautela, dunque, sui prodotti più sicuri” spiega.

Gli incassi natalizi con quelli di Pasqua fanno il 40% delle vendite di un anno”. E si cerca di far tesoro dell’esperienza negativa della Pasqua scorsa, quando sugli scaffali non c’era quasi posto per le uova e le colombe perché la gente chiedeva prodotti essenziali come la farina e il lievito, la pasta, e poco altro. “A Pasqua siamo stati tutti colti alla sprovvista, noi industriali e la Gdo; ora stiamo cercando di gestire al meglio gli spazi nei supermercati“. Fortunatamente sul fronte dell’export per Bauli gli ordini natalizi sono andati bene perché si fanno molto prima e dunque i panettoni sono stati già consegnati, mentre per i prodotti ‘continuativi’ come i biscotti, l’andamento delle vendite è diversificato, a seconda dei lockdown, “nell’est Europa si è fatta fatica mentre nei paesi asiatici, nel Nord America e in Europa occidentale si è venduto normalmente”. La giacenza di magazzino a fine campagna è “sempre un incubo per noi e l’obiettivo di quest’anno è averne il meno possibile“, conclude Michele Bauli.

“Ci siamo preparati a produrre per Natale il Pandoro e il Panettone con una cautela in più rispetto agli anni passati, perché memori della esperienza di Pasqua si sta cercando di lavorare passo passo, guardando anche alle restrizioni agli spostamenti decise dal governo per il covid-19 sui diversi territori“. Ad affermarlo all’Adnkronos è Giacomo Spezzapria, amministratore delegato di Melegatti. “La produzione si avvale di manodopera stagionale, circa 150 lavoratori, con contratti bisettimanali, e quindi – racconta Spezzapria – siamo a stretto contatto con i clienti (la Grande Distribuzione) per cercare di non avere sovrapproduzione a fine campagna e anche con i consumatori finali che vogliamo coinvolgere con un concorso per interagire con il nostro marchio e dunque, attraverso lo scontrino, li facciamo partecipare alle estrazioni di premi (elettrodomestici, moto e auto) tutti made in Italy”. “Il Panettone e il Pandoro, che è il nostro prodotto di punta, sono già acquistabili nelle grandi catene di supermercati ma in questo momento c’è un clima di grande incertezza con cui dobbiamo imparare a convivere, senza venire meno alle esigenze del consumatore“.

Per quanto riguarda l’export per Melegatti quasi il 10% sarà all’estero ma anche questo mercato “è inficiato negativamente dalla situazione dovuta all’emergenza sanitaria, tuttavia – conclude Spezzapria – i presupposti ci sono per un buon lavoro nei prossimi anni”.