“Manteniamo le scuole primarie aperte”, chiedono i cittadini e il Cts risponde: “Non è pensabile chiudere le scuole”

“Se un ragazzo non va a scuola poi non dovrebbe nemmeno essere libero di andare al centro commerciale. La scuola è un rischio calcolato e monitorato"

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A fronte della nuova ondata pandemica e delle conseguenti misure che il Governo si appresta a varare con il nuovo Dpcm, SOS Villaggi dei Bambini auspica che i provvedimenti che saranno emanati da Palazzo Chigi e dalle Regioni tengano fermamente al centro il miglior interesse dei bambini, affinché la tutela dei loro bisogni, della loro salute e del benessere psicofisico, restino prioritari in questa nuova drammatica fase.

In particolare, SOS Villaggi dei Bambini chiede che la scuola rimanga un saldo punto di riferimento per i più giovani e che sia privilegiata il più possibile la didattica in presenza per i bambini delle scuole primarie, per i quali la didattica a distanza causerebbe una perdita ancora più pesante in un’età in cui la relazione anche non verbale con l’adulto di riferimento è quanto mai essenziale e formativa.

La scuola è luogo di crescita e di nutrimento dell’individuo sin dai suoi primi passi nel mondo, lo è ancora di più per tutti quei bambini e quei ragazzi che vivono in contesti familiari e sociali fragili e marginali, i quali sono da sempre al centro delle cure dell’Organizzazione: per loro la scuola aperta è la migliore opportunità di protezione, di riscatto e di formazione, ed è il più efficace argine contro le violenze domestiche, la povertà educativa e, più in generale, contro l’aumento delle disuguaglianze che la pandemia in corso non fa altro che esacerbare.

Diseguaglianze che, con la chiusura delle scuole, rischiano di penalizzare anche i genitori, e in particolare le madri. Durante il lockdown di marzo, la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro ha stimato che la chiusura delle scuole, in Italia, ha avuto riflessi negativi sull’organizzazione familiare di 5 milioni 139mila lavoratori e lavoratrici. Secondo l’Istat nel 2019 vi sono state 2 milioni 797mila donne in Italia che hanno dovuto rinunciare a un impiego per l’impossibilità di ottenere un aiuto in ambito domestico. Una ulteriore chiusura delle scuole, soprattutto quelle primarie, non farebbe altro che peggiorare questo quadro già fortemente penalizzante per le madri.

Ecco perché SOS Villaggi dei Bambini auspica che, nei limiti consentiti dalle circostanze, venga fatto tutto il possibile e sia profuso il massimo dell’impegno per garantire che le strutture scolastiche restino aperte, almeno a livello di istruzione primaria, e chiede che l’interesse dei bambini, dei ragazzi e delle donne rimanga sempre al centro dell’agenda politica.

Dal governo, in tal senso, arrivano risposte confortanti: “È improbabile, a meno di una diversa decisione del governo, che si arrivi a un lockdown generale come quello vissuto a marzo e aprile. Delle misure supplementari saranno introdotte perché la curva epidemica e la catena di diffusione del virus vanno interrotte, ma non è pensabile chiudere le scuole in un contesto dove non ci sia un vero lockdown”. Parla alla Dire Agostino Miozzo, medico e coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), riflettendo sulle misure che saranno contenute nel prossimo Dpcm.

Se un ragazzo non va a scuola – aggiunge – poi non dovrebbe nemmeno essere libero di andare al centro commerciale o di incontrarsi al bar con gli amici, che restano aperti fino alle 18. Trovo che questi indirizzi eterogenei non sono corretti, occorre invece un’impostazione omogenea in tutto il paese. Non ha senso che una Regione chiuda le scuole e quella limitrofa le rimanga aperte – sottolinea l’esperto – i limiti regionali sono virtuali e abbiamo migliaia di ragazzi che vivono in una regione ma vanno a scuola nella regione limitrofa, così si creano confusioni inaccettabili”.

La scuola rappresenta un rischio “calcolato e monitorato”, secondo Miozzo: “Nelle ore scolastiche gli studenti e i professori sono obbligati a seguire dei comportamenti. I rischi sono indubbiamente maggiori all’esterno, prima e dopo la scuola, perché è fuori la scuola che le comunicazioni sono superflue, superficiali e viziate dai social media. Ognuno dice e interpreta quello che vuole”. Per garantire alla scuola di funzionare bisogna fare di più: “Più tamponi, verifiche e monitoraggio. Occorre attivare un sistema di sorveglianza all’interno della scuola per verificare e bloccare i casi, i cluster e tutte le situazioni che dovessero emergere”, conclude.