La “Sindrome post Covid-19” sta impegnando da mesi migliaia di ricercatori in tutto il mondo per comprendere a fondo gli effetti della malattia nel lungo termine. Alcuni studi sono stati già pubblicati sulle riviste scientifiche ed altri sono in corso di preparazione. Ci vorrà però ancora tempo per accertare l’entità del fenomeno sulla popolazione infettata, solo in parte da considerarsi guarita dopo il tampone negativo. Spossatezza, aritmia, difficoltà respiratorie, problemi cognitivi, perdita di gusto e olfatto, sono sintomi che persistono nel tempo in molti soggetti guariti dal Covid, anche asintomatici. La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Ircss si sta occupando della sindrome e ha gia’ pubblicato su “Jama” lo studio condotto sui pazienti che hanno sofferto in forma grave di Covid, a circa due mesi dalle dimissioni ospedialiere.
La ricerca sta proseguendo su 350 pazienti, e in particolare sui disturbi respiratori e cognitivi, per verificare se si tratti di fenomeni transitori o permanenti. Questione non da poco, trattata anche su un articolo pubblicato da “Science”, in cui si evidenzia la difficolta’ di capire se l’astenia, o alcuni sintomi respiratori e cardiaci, siano dovuti al forte stress da ricovero o a danni effettivi dei tessuti organici. Non si è attualmente in grado di prevedere se questi pazienti si riprenderanno del tutto. Il “Phosp-Covid”, il piu’ vasto studio lanciato e condotto nel Regno Unito da un consorzio di clinici e ricercatori, si propone di monitorare gli effetti del “long Covid” su 10mila soggetti l’anno. Un recente report pubblicato dal “National Institute for Health Research” ha classificato alcune tipologie di sindromi che possono manifestarsi anche contemporaneamente: difficolta’ motorie e di deglutizione dopo la terapia intensiva; dolori ossei e muscolari; affanno e disfunzioni cardiache; fluttuazioni da un sistema fisiologico a un altro.
Non tutti i pazienti continuano a soffrire di questi disturbi nel tempo, ma non esiste ancora una casistica del rischio: tendenzialmente, tutte le persone appartenenti a qualsiasi eta’ sono soggette al “long Covid”. Tuttavia, donne e persone anziane sembrano essere piu’ esposte. Un gruppo di accademici britannici, autore del report “Long Covid: reviewing the science and assessing the risck“, oltre a rilevare i sintomi piu’ comuni a distanza di settimane e mesi, evidenzia anche che in molti soggetti il virus si comporta in modo simile ad una malattia autoimmune, in grado di colpire piu’ organi.
