Spia della vita su Venere? Nuovi dati smorzano l’entusiasmo, misurati livelli di fosfina 7 volte più bassi

La concentrazione di fosfina rilevata ora è ancora superiore ai livelli che potrebbero essere spiegati da processi naturali, come le eruzioni vulcaniche

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A settembre, la scoperta di fosfina nell’atmosfera di Venere aveva accesso grandi speranze: poiché si tratta di una molecola spia della vita, c’era tanto entusiasmo sul fatto che ci potesse essere vita sul pianeta. Ma ora nuove misure indicano che i livelli sono inferiori di almeno sette volte rispetto a quelli previsti, mettendo un grosso freno alle aspettative. I dati si devono allo stesso gruppo di ricerca, guidato da Jane Greaves dell’Universita’ britannica di Cardiff, e sono pubblicati sul sito ArXiv, che raccoglie studi non ancora sottoposti a revisione da parte della comunita’ scientifica.

A settembre il gruppo di Greaves aveva annunciato di aver trovato nelle nubi di Venere segni di fosfina, molecola che sulla Terra e’ prodotta in quantita’ significative solo da microrganismi, ma altri astronomi avevano criticato i risultati, sottolineando che non era possibile riprodurli. La scoperta si era basata sulle osservazioni fatte con i radiotelescopi James Clerk Maxwell, alle Hawaii, e Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) dell’Osservatorio europeo australe (Eso), in Cile. I dati di Alma, in particolare, risentivano fortemente dell’effetto esercitato dall’atmosfera terrestre ed era stato necessario utilizzare dei modelli matematici per ‘ripulirli’ dal rumore di fondo. Per alcuni, pero’, una soluzione del genere avrebbe reso probabile l’emergere di falsi positivi.

Dopo aver rianalizzato i dati, il gruppo di Greaves ha annunciato di aver trovato ancora il segnale della fosfina, ma con livelli molto piu’ bassi. Tuttavia, secondo i ricercatori, la concentrazione e’ ancora superiore ai livelli che potrebbero essere spiegati da processi naturali, come le eruzioni vulcaniche. La fosfina non e’ l’unico modo per spiegare il segnale visto dai telescopi. Sulla rivista Nature Astronomy, Geronimo Villanueva, del Goddard Space Flight Center della Nasa, e Colin Wilson, dell’universita’ di Oxford, rilevano che il segnale potrebbe essere spiegato da un segnale sovrapposto e dovuto all’anidride solforosa, gas che compone la maggior parte delle nubi di Venere. Probabilmente la soluzione verra’ dalla prossima campagna di osservazioni programmata con Alma nel marzo 2021. In ogni caso, secondo Wilson, le risorse investite porteranno sicuramente a qualcosa di intrigante: “che troviamo o meno la fosfina, e’ probabile che troveremo qualcosa di nuovo”.