In Svizzera riaprono gli impianti sciistici ma con nuove regole: tra queste, ‘vietato l’ingresso agli italiani’

Brutte notizie per noi 'cugini' italiani, però: non siamo i benvenuti sulle piste sciistiche della Svizzera

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In Svizzera, le stazioni sciistiche sfuggono restano aperte e non rientrano tra le attività chiuse per via delle misure utili alla lotta al coronavirus. “Non vi e’ un divieto alla pratica dello sci. Ma i responsabili delle stazioni sciistiche devono sottoporre un concetto di protezione e spetta ai cantoni approvarlo, assicurarsi che sia valido e rispettato“, ha spiegato il portavoce dell’Ufficio federale della sanita’ pubblica, Daniel Dauwalder. Nella Confederazione, molte disposizioni per combattere la pandemia sono adottate a livello cantonale, ma fino ad oggi nessun cantone limita la pratica dello sci.

Quel che è certo è che sulle piste vigeranno regole più severe rispetto alle scorse stagioni. garantire le distanze, le misure di igiene e l’obbligo di indossare la mascherina in alcune circostanze. Il direttore degli impianti di risalita grigionesi di St. Moritz/Engadina gia’ un mese fa annunciava una stagione con alcune novita’. Su tutti gli impianti di risalita al chiuso – ad esempio funivie, ovovie e ferrovie di montagna – e’ previsto l’obbligo di indossare la mascherina. A Zermatt, ai piedi del Cervino, il sito dell’ufficio del turismo annuncia che l’intera infrastruttura della ferrovia di montagna e della funivia “e’ a disposizione degli ospiti quest’inverno, con le precauzioni di sicurezza necessarie per garantire la salute di ospiti e dipendenti“. Anche nella regione dell’Oberland bernese, e’ previsto l’obbligo di mascherine protettive sui treni e nelle cabine di risalita.

Brutte notizie per noi ‘cugini’ italiani, però: non siamo i benvenuti sulle piste. La Lombardia e altre zone sono ancora considerate ‘rosse’ e non è consentito a chi vi abita di oltrepassare il confine se non per reali necessità. Neanche possedere una seconda casa in Svizzera è considerato un buon motivo per spostarsi. Il governo svizzero mostra un livello di attenzione altissimo, perché lo scorso marzo, in Engadina – paradiso dei milanesi benestanti -responsabile della pandemia venne ritenuta proprio una famiglia italiana.