“La diffidenza nei confronti dei vaccini anti–Covid è determinata da tre componenti. Una è il residuo della cultura No Vax legata a atteggiamenti antiscientifici. Sono posizioni che non vanno liquidate con giudizi di valore ma è un fatto che esse negano il dato scientifico. In secondo luogo c’è un giusto atteggiamento di prudenza. Anche io sono contento che i vaccini Pfizer e Moderna siano efficaci, ma nessuno sa quanto duri la protezione e quali siano gli effetti collaterali“: lo ha affermato, in riferimento ai vaccini in via di sviluppo, Paolo Vineis, ordinario di epidemiologia all’Imperial College di Londra e vicepresidente del Consiglio superiore di sanità (CSS), in una intervista al Manifesto. “Non esiste un precedente di una richiesta di approvazione di emergenza di un vaccino presso la Fda in assenza di una lunga fase di ‘follow up’ dei volontari vaccinati. Siamo costretti a esprimerci rapidamente sul bilancio tra i probabili benefici – con incertezze – e i rischi ancora ignorati, anche se quasi certamente molto inferiori ai benefici. Poi c’è una terza componente: i conflitti commerciali e addirittura dalla geopolitica. C’è una competizione internazionale tra l’Unione europea, Stati Uniti, Russia e Cina a chi arriva per primo al vaccino. Anche questo succede per la prima volta con questa velocità“.
Vaccini anti-Covid, esperto: “C’è diffidenza per 3 motivi, e tra questi c’è la geopolitica”
Paolo Vineis, ordinario di epidemiologia all'Imperial College di Londra: "La diffidenza nei confronti dei vaccini anti-Covid è determinata da 3 componenti"Immagine di repertorio
