Gli scienziati lavorano ogni giorno per trovare cure e rimedi contro il coronavirus e nelle ultime settimane si è parlato tanto di un collegamento tra il virus e la Vitamina D: secondo uno studio spagnolo, effettuato all’università della Cantabria a Santander e pubblicato sul Journal of Clinical Endorcinology & Metabolism esiste un collegamento, poichè l’80% dei ricoverati per covid ha una carenza di Vitamina D.
E’ intervenuto sull’argomento Vincenzo Panichi, direttore di nefrologia e dialisi all’ospedale Versilia: “La vitamina D, oltre ai ben noti effetti sul metabolismo osseo, calcio e fosforo, svolge delle azioni completamente diverse che sono state chiamate pleiotropiche in particolare sulle cellule del sistema immunitario. È quindi in grado di modificare l’azione del sistema immunitario in molti modelli sperimentali e nell’uomo. Potrebbe quindi influenzare la risposta dell’organismo a numerose patologie infettive, autoimmuni ed anche neoplastiche. La cosa è però resa più complicata dal fatto che sono stati pubblicati tantissimi lavori su questo argomento ma in modelli sperimentali ( sulle cellule di laboratorio) molto diversi ed utilizzando dosi differenti! Una impressione generale è che la vitamina D abbia una moltitudine di fantastiche azioni pleiotropiche ma la maggior parte di queste sono state osservate in modelli sperimentali ( cioè in laboratorio su cellule) utilizzando dosi molto superiori a quelle utilizzate ed utilizzabili nell’uomo. La vitamina D infatti a dosi molto elevate può dare una importante tossicità renale e vascolare che renderebbe completamente vani gli altri effetti pleiotropici positivi. Nella mia gioventù di ricercatore universitario a Pisa abbiamo dimostrato per primi al mondo che dosi crescenti di vitamina D riducevano l’infiammazione nelle cellule di malati renali. Ma le dosi necessarie sconsigliavano l’utilizzo nei pazienti. Lo studio degli spagnoli, e tanti altri, è uno studio osservazionale. Vuol dire che guarda cosa succede in una popolazione e fa notare una associazione tra carenza di vitamina D e ricovero per coronavirus. Questo però non dimostra che la vitamina D può curare il Covid 19. Per far questo ci vorrebe un cosidetto studio di intervento. Cioè: tratto alcuni pazienti malati di coronavirus con vitamina D e vedo se migliorano o no. Questo studio per ora non è stato completato. È in corso in Inghilterra. Dobbiamo aspettare i risultati. Gli studi come quelli degli spagnoli sono interessanti perchè lanciano un sasso nello stagno che crea interesse e stimola gli studi di intervento. Sulla vitamina D ci sono stati altri studi nel passato molto interessanti, addirittura uno cinese ha osservato che su 300mila abitanti la vitamina D sembrava proteggere dall’infarto ma poi altri studi non hanno confermato il risultato”.

“Le mie osservazioni a sostegno del possibile ruolo della vitamina D nella riduzione del rischio di Covid 19 sono che l’epidemia si è verificata in inverno, un momento in cui le concentrazioni di vitamina D sono più basse; il numero di casi nell’emisfero australe verso la fine dell’estate è basso; si è scoperto che la carenza di vitamina D contribuisce alla sindrome da distress respiratorio acuto; i tassi di mortalità per caso aumentano con l’età e con la comorbidità delle malattie croniche, entrambe associate a una concentrazione più bassa di vitamina D. Pertanto, queste le conclusioni, l’ipotesi che la carenza di vitamina D possa influenzare la malattia da Covid è molto suggestiva ma non dimostrata scientificamente. Sono in corso studi che ci daranno nuove importanti informazioni”, ha concluso.
