Vivere in perfetta salute fino a 120 o addirittura 150 anni? “Non è fantascienza, ecco perché invecchiamo e perché non dobbiamo farlo”

Caccia all'elisir della longevità: vivere fino a 120 o addirittura 150 anni in perfetta salute è fantascienza?

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Vivere fino a 120 o addirittura 150 anni in perfetta salute è un obiettivo irraggiungibile? Fantascienza? Sull’argomento è ormai ben noto il parere di David Sinclair, scienziato dell’università di Harvard ed autore del libro “Lifespan“, bestseller negli Stati Uniti che la casa editrice Verduci edita ora con il titolo “Longevità – Perché invecchiamo e perché non dobbiamo farlo“.

Nella caccia all’elisir di lunga vita, Sinclair ha studiato “campioni di longevità”, come le “meduse immortali” e le balene bicentenarie. I suoi studi lo hanno condotto a elaborare la teoria secondo la quale l’invecchiamento ? una perdita di “informazione della giovinezza”, nella quale il “rumore” epigenetico introdotto da fattori di rischio riduce progressivamente la nostra aspettativa di vita sana.
Secondo Sinclair, l’invecchiamento è caratterizzato da più fattori o “segni distintivi”: danni del DNA, un’alterata comunicazione intercellulare e la produzione di molecole infiammatorie; il logoramento dei telomeri, i “cappucci” che proteggono la regione terminale dei cromosomi; l’esaurimento delle cellule staminali e molto altro.

Sinclair sarà oggi al centro di una conferenza divulgativa, presieduta da Camillo Ricordi, scienziato italiano che lavora presso l’Università di Miami e tra i massimi esperti al mondo di diabete, trapianti cellulari e medicina rigenerativa. All’evento, che si tiene online, partecipano anche Enrico Garaci dell’Istituto San Raffaele di Milano, David Della Morte Canosci dell’Università Tor Vergata di Roma ed Anna Teresa Palamara dell’Università La Sapienza di Roma.

Una volta si diceva che il nostro patrimonio genetico determinasse l’aspettativa di vita. Ora si pensa che forse contribuisca al 15%, mentre l’85% è determinato da fattori epigenetici. Si può resettare l’epigenoma e rallentare l’orologio dell’invecchiamento o farlo tornare indietro di decadi, grazie a un’armata di molecole scoperte e in via di sviluppo: da polifenoli, attivatori delle sirtuine, pterostilbene, politadine, fisetina, Omega3 e Vitamina D, per citarne alcune,” ha spiegato il dott. Ricordi. “Prolungare la sopravvivenza sana, il cosiddetto healthy lifespan o healthspan rappresenta un dovere morale di qualsiasi società moderna e responsabile, dato che le malattie croniche legate all’invecchiamento sono responsabili del 90% della spesa sanitaria“.
Sarebbe possibile agire su quell’85% di fattori epigenetici con nutrizione, integrando molecole che attivano processi molecolari anti invecchiamento, che uniti da una serie di abitudini salutari, potranno permettere di vivere meglio e più a lungo“, conclude Ricordi.