“Sars-Cov2 ha messo in linea di produzione una serie di scienziati privi dei necessari parametri per essere definiti e riconosciuti come tali“: lo ha affermato Alberto Zangrillo, primario dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione generale dell’Istituto San Raffaele di Milano, in un’intervista a Libero. “Esistono anche in medicina, come in tutti i settori, quelli che non sbagliano mai: sono coloro che stanno sul divano di casa, dietro a una telecamera e davanti a una scrivania“. “Certa stampa, politicamente trasversale, ha gravi responsabilità: se terrorizziamo le persone, non le renderemo mai responsabili. Mio padre mi ha insegnato l’importanza della carità“.
“Resto ottimista. Con l’isteria e la minaccia di non poter celebrare il Natale con i propri cari non risultiamo credibili e non otteniamo nulla” e “è indubbio che la diga sul territorio ha ceduto e che le persone sono spaventate e disorientate. Io ho fatto di tutto per raccontare la verità ma è molto più figo far credere che moriremo tutti“, “certa stampa, politicamente trasversale, ha gravi responsabilità: se terrorizziamo le persone, non le renderemo mai responsabili“, “mantengo un rapporto di stima e amicizia con molti membri del CTS. Conosco il valore del lavoro silenzioso a supporto del legislatore. Certe inopportune grida di allarmismo estremo non provengono da lì“.
Della sua frase oggetto di tante polemiche – “il virus è clinicamente morto” – poi dice: “Come mi ha insegnato Crozza, ho sbagliato nel modus ma ho detto ‘clinicamente non esiste più’. Era il 31 maggio e ho descritto quello che accadeva allora“, “io sono un clinico di terapia intensiva che lotta per guarire la gente, ma soprattutto un professore universitario. Le evidenze che ricavo dalla clinica e dalla ricerca non hanno colore politico“.
“Il virus circolando interagisce con il nostro sistema immunitario che progressivamente si strutturerà per una adeguata risposta, poi c’è l’allenamento alla convivenza e arriverà il vaccino. Nel secondo semestre 2021 saremo molto più tranquilli“, “il 18 aprile dissi: ‘Dobbiamo imparare a convivere col virus’. Dobbiamo continuare a seguire le regole per riprendere a vivere forti del sacrificio che abbiamo patito“. “Non credo che tornerà l’emergenza di marzo. Stiamo affrontando il problema con metodo e l’approccio terapeutico corretto sta diffondendosi negli ospedali e sul territorio” e “il malato va seguito a domicilio dall’esordio della prima sintomatologia. Tutti devono sentirsi fondamentali nel perseguire l’obiettivo della guarigione. Chi si chiama fuori produce un grave danno al sistema sanitario“.


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