Non si è rinnovato il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro: quando l’ampolla con le reliquie del Martire patrono della città è stata estratta dalla cassaforte, il sangue era solido ed è tuttora non si è sciolto.
La conferma è arrivata da monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella di San Gennaro del Duomo di Napoli, che ha officiato la santa messa dall’altare maggiore della Cattedrale cittadina completamente deserta a causa delle norme anti contagio.
Dopo la celebrazione della messa, la teca con le reliquie sarà riportata nella Cappella alle 12 per essere ripresa alle 16:30. Alle 18:30 ci sarà un’altra funzione liturgica, questa volta presieduta dal cardinale Crescenzio Sepe. I fedeli sperano che, in quell’occasione, l’arcivescovo annuncerà l’avvenuto miracolo.
Il prodigio di dicembre è detto “miracolo laico” perché si svolge nella Cappella di San Gennaro, gestita dalla Deputazione di San Gennaro, istituzione laica nata il 13 gennaio 1527 per un voto della città e presieduta dal sindaco di Napoli.
Quest’anno però le celebrazioni si svolgono sull’altare maggiore del Duomo in modo da garantire il necessario distanziamento previsto dalle norme anti Covid, difficile da garantire all’interno della Cappella.
San Gennaro, Protettore e Patrono della città di Napoli
Gli storici sono concordi nell’affermare che Ianuarius fosse il vero nome di San Gennaro e che la sua famiglia, discendente da quella gentilizia romana (Gens Januaria), sacra al dio bifronte Janus (Giano), si fosse trasferita da Roma in Campania.
Gennaro, nato a Napoli nella seconda metà del III secolo, è eletto vescovo di Benevento. Viene decapitato per ordine di Diocleziano il 19 settembre del 305. Durante l’esecuzione una nobildonna di nome Eusebia riesce a raccogliere in due ampolle il sangue di san Gennaro, custodendolo con molta venerazione. Dopo l’editto di Costantino un vescovo di Napoli fa traslare solennemente le ossa di san Gennaro da Pozzuoli alle catacombe della sua città. Durante il tragitto Eusebia regala al vescovo anche le due ampolle con il sangue del martire.
Il fenomeno, che ormai da secoli si ripete, è la liquefazione del suo sangue. La notizia più antica si trova in un autore siciliano, il quale racconta che il 17 agosto del 1389 ”fu fatta una solenne processione per il miracolo che il Signor nostro Gesù Cristo ci mostrò nel sangue del beato Gennaro, che era in un’ampolla e si liquefece come se nel giorno stesso fosse uscito dal corpo del Beato”. Il fatto si ripete ogni anno nell’anniversario del martirio, il 19 settembre, quindi nel primo sabato di maggio, in cui si ricorda la prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e il 16 dicembre, anniversario della terribile eruzione del Vesuvio arrestata, secondo la credenza dei napoletani, per intercessione del loro patrono.
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