Clima: nel 2020 Italia più calda di 1,5°C, aumentano gli eventi meteo estremi. “Tra i pochi Paesi europei senza piano di adattamento climatico”

Nuovo rapporto Legambiente sul rischio climatico nelle città italiane: nel 2020, 101 casi di allagamenti da piogge intense; 80 casi di danni da trombe d'aria, 19 esondazioni fluviali

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Il 2020 sta volgendo al termine. È stato un anno intenso non solo a causa della pandemia ma anche dal punto di vista climatico. A fornire un quadro della situazione per l’anno che sta per concludersi arriva il rapporto dell’Osservatorio ‘Citta’Clima’ di Legambiente, realizzato in collaborazione con il gruppo Unipol e con il contributo scientifico di Enel foundation. Nel rapporto viene tracciato un bilancio complessivo sugli eventi estremi che hanno colpito l’Italia nel 2020, il tutto raccolto in una mappa interattiva del rischio climatico nelle citta’ italiane.

Nel 2020 in Italia, c’è stato piu’ caldo e precipitazioni sopra la media, soprattutto in estate. In aumento anche gli eventi estremi con 239 fenomeni meteorologici intensi e 20 vittime. Preoccupa il fenomeno delle trombe d’aria in forte crescita. Secondo l’analisi, “l’anomalia termica complessiva e’ stata di piu’ 1,5 gradi centigradi, la sesta piu’ elevata degli ultimi 60 anni. Ci sono stati 101 casi di allagamenti da piogge intense; 80 casi di danni da trombe d’aria, 19 esondazioni fluviali, 16 danni alle infrastrutture, 12 casi di danni da siccita’ prolungata, 10 di frane causate da piogge intense. A livello nazionale sono mancate all’appello il 60% delle precipitazioni”, e “la prima meta’ della primavera meteorologica, ossia il periodo tra l’inizio di marzo e la meta’ di aprile, e’ stata decisamente avara di pioggia”.

Tra i casi piu’ rilevanti del 2020, Legambiente ricorda l’alluvione del 16 luglio che ha colpito Palermo; Milano vittima delle esondazioni del Seveso il 15 maggio ed il 24 luglio; Roma il 23 settembre; il 21 novembre a Crotone, in Calabria, in un’ora sono caduti 200 millimetri di pioggia; il 28 novembre in Sardegna una violenta alluvione ha colpito il nuorese.

In base ai nuovi dati dell’Osservatorio ‘Citta’Clima’, in Italia “dal 2010 al 28 dicembre 2020 sono 980 i fenomeni meteorologici che hanno provocato danni nel territorio italiano; 529 i Comuni dove si sono registrati eventi con impatti rilevanti, il 6,6% del totale. Nello specifico si sono verificati 439 casi di allagamenti da piogge intense, 360 casi di danni ed interruzioni delle infrastrutture causati da piogge intense con 81 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 16 casi di danni al patrimonio storico, 39 casi di danni provocati da prolungati periodi di siccita’, 265 eventi con danni causati da trombe d’aria, 22 casi di frane causate da piogge intense, 87 giorni di blackout elettrici e 125 gli eventi causati da esondazioni fluviali”. Rilevante e’ “il tributo che continuiamo a pagare in termini vite umane e di feriti: 255 le persone vittime del maltempo dal 2010 ad oggi. A questo si aggiunge l’evacuazione di oltre 50mila persone a causa di eventi quali frane e alluvioni”.

Per Legambiente e’ arrivato “ora il tempo delle scelte. Non sprechiamo le risorse che l’Europa ci mettera’ a disposizione. Il Recovery plan metta l’adattamento al clima di citta’ e territori al centro delle priorita'”. “L’Italia e’ ancora tra i pochi Paesi dell’Unione europea a non disporre di un piano d’adattamento al clima e a continuare la rincorsa ai danni anziche’ puntare sulla prevenzione – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – non c’e’ piu’ tempo perdere, e’ ora di intervenire per contrastare la crisi climatica. Il governo abbia il coraggio di mettere al centro del Piano nazionale ripresa e resilienza l’adattamento al clima di citta’ e territori; non sprechiamo le risorse che l’Europa ci mettera’ a disposizione per uscire dalla crisi del Covid”.