Clima, Venezia e l’acqua alta: dal 1950 escalation paurosa dell’alta marea, in 10 anni più di 90 eventi

Venezia, i cambiamenti del clima e il problema acqua alta sotto i riflettori in un documentario di National Geographic, con testimonianze degli esperti

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Mentre oggi il Mose ha salvato Venezia dall’acqua alta, non si sono ancora placate le polemiche per il mancato utilizzo del sistema di paratoie l’8 dicembre scorso, quando la città è stata nuovamente allagata. Sono ancora vive le immagini della devastante acqua alta del novembre 2019, che ha letteralmente messo in ginocchio la città. Gli eventi di acqua alta stanno aumentando a Venezia, sia come frequenza che come intensità, e proprio al problema della città lagunare, in relazione ai cambiamenti climatici, è dedicato un documentario di  National Geographic. “Venezia: il futuro del pianeta” andrà in onda su National Geographic (Sky,403) lunedì 14 dicembre alle 20,55, prodotto da DocLab per National Geographic, con la regia di Marco Visalberghi.

Il documentario, attraverso le testimonianze di esperti, l’accesso esclusivo al cuore pulsante del Mose e le immagini della sua prima messa in funzione lo scorso ottobre, cercherà di rispondere ad una serie di domande su un problema sempre più urgente per Venezia, adagiata su 118 piccole isole e da sempre facile preda di ogni variazione del livello del mare. I ricercatori hanno datato la nascita della laguna a soli 7000 anni fa e proprio questi fondali così giovani e instabili sono la causa del progressivo abbassarsi del suolo a Venezia e nella laguna. In 2000 anni di storia, Venezia e le sue isole sono sprofondate di qualcosa come 2 metri.

acqua alta venezia chioggia 8 dicembre 2020Dal 1850 al 1950 ci sono state ogni decennio appena da 2 a 8 acque alte al di sopra dei 110 centimetri. Dal 1950 in poi c’è stata invece un’escalation paurosa e nel decennio 2000-2009 abbiamo avuto circa 50 acque alte, salite addirittura dal 2010 al 2019 a più di 90. “Il rapporto che da sempre lega Venezia alla sua laguna è un ecosistema delicato messo a rischio dalla mano dell’uomo. La città – ricordano da National Geographic – poggia su un substrato di detriti fluviali non ancora consolidato che provoca lo sprofondamento progressivo del terreno. Un fenomeno chiamato subsidenza, che nel corso dei secoli ha continuato a inghiottire, insediamenti, villaggi e intere isole. Inoltre, l’intervento dell’uomo che ha cercato di adattare la laguna alle sue esigenze per riuscire a navigarne i bassi fondali, ha accelerato ulteriormente lo sprofondamento della città“. Ma l’impatto di un fenomeno locale come questo “si va sommando agli effetti dell’innalzamento del livello dei mari provocato dal riscaldamento globale, trasformando un fenomeno familiare come l’acqua alta in alluvioni di immani proporzioni che fanno alzare un grido di allarme in tutto il mondo“.

Di fronte a questi scenari, National Geographic ricorda che gli scienziati hanno fatto della città di Venezia un grande laboratorio a cielo aperto dove capire e misurare l’effetto dei cambiamenti climatici sul pianeta e mettere a punto soluzioni capaci di salvare la città ma anche le altre città costiere del mondo minacciate dall’innalzamento del livello degli oceani. Per salvare la città dalla furia del mare, è nata (anche se ancora in fase di sperimentazione) una delle più monumentali opere di ingegneria idraulica mai costruita dall’uomo: il Mose. 35 cassoni in cemento alti come palazzi di 3 piani, 78 barriere mobili d’acciaio, concepite per bloccare maree alte fino a 3 metri, ancorate al fondale con 156 enormi cerniere del peso di 34 tonnellate l’una. Il cuore nevralgico del Mose si trova a 19 metri sotto il livello del mare con un complesso di corridoi in cemento armato lungo 1.600 metri: qui sono situati gli impianti, i cavi, i tubi dell’aria compressa, la vera forza motrice del sistema. Gli enormi scatoloni gialli rimangono invisibili sotto il livello dell’acqua fino quando non vengono riempiti d’aria e alzati per bloccare la marea. Il Mose è entrato in funzione lo scorso 3 ottobre, riuscendo per la prima volta nella storia della città a bloccare una mareggiata.

acqua alta veneziaNational Geographic ricorda che l‘oceano sta crescendo di circa mezzo centimetro l’anno e questo vale anche per il Mediterraneo e per l’Adriatico. A livello mondiale dovremo fare i conti con una crescita di mezzo metro – 1 metro nei prossimi 50/100 anni. Se l’intera calotta della Groenlandia dovesse sciogliersi, avremmo un aumento del livello dei mari di 7 metri e in piazza San Marco a Venezia l’acqua arriverebbe fino al leone che sovrasta il portale, simbolo stesso della città. Di Venezia nel documentario parleranno molti esperti come Fantina Madricardo e il suo team del centro di studi marini del Cnr che tengono sotto stretta osservazione lo stato di salute di canali e delle banchine. Periodicamente misura l’impatto della navigazione sui fondali della laguna. “Si vedono i solchi dovuti al dragaggio. Soprattutto è interessante vedere come i solchi corrispondo proprio alla corrente delle navi” afferma la ricercatrice.

Anche Antonello Pasini, scienziato del clima del Cnr, docente di Fisica del clima a Roma Tre e di Sostenibilità ambientale – aspetti scientifici all’Università Gregoriana di Roma, guarda a Venezia. Pasini si occupa in particolare di elaborare e applicare modelli matematici nell’ambito dello studio del clima, con lo scopo principale di individuare le cause dei cambiamenti climatici e studiarne gli impatti. “Oggi la scienza ci dice che le cause dei cambiamenti climatici sono soprattutto di origine umana. Questo -osserva lo scienziato- non è un dramma, ma una buona notizia. Perché se fossero naturali non potremmo far altro che difenderci, così invece sappiamo cosa fare, abbiamo tutti gli strumenti e le conoscenze per farlo. Facciamolo. Per Venezia e per il mondo intero“.

Pier Vellinga, professore in Cambiamenti climatici presso la Vrije Universiteit di Amsterdam, è nel board di diversi studi di ricerca e organizzazioni ambientali in Olanda e all’estero ed è impegnato nello studio di sistemi per la difesa di metropoli quali New York, Miami, Saigon. “Se salviamo Venezia, salviamo tutte le città costiere del mondo” assicura. Per Luca Zaggia, ricercatore del Cnr Igg di Padova che da anni studia le conseguenze degli interventi dell’uomo sull’ambiente naturale della laguna di Venezia, “con l’entrata in funzione del sistema di barriere mobili del progetto Mose finalmente possiamo iniziare a porre rimedio a quegli interventi operati dall’uomo sulla morfologia della laguna”.Di fronte a un problema così complesso, come quello del continuo innalzamento del livello dei mari, occorre ricordarci che anche questa sarà una soluzione temporanea”.