È passato quasi un anno dalla scoperta dei primi casi ufficiali di infezione da SARS-CoV-2 in Cina e in questi mesi, la comunità scientifica ha lavorato instancabilmente per trovare delle armi con cui contrastare la pandemia. Alcuni Paesi hanno già iniziato a vaccinare la propria popolazione, alti inizieranno a breve, mentre l’Europa attende nei prossimi giorni l’approvazione del vaccino Pfizer-BioNTech per l’utilizzo nei Paesi del Vecchio Continente. Ma c’è anche un’altra arma che potrebbe rivelarsi molto utile nella lotta alla pandemia, che però in Europa sembra essere in ritardo: gli anticorpi monoclonali.

Tornando alla situazione d’oltreoceano, “siamo partiti con il nostro ‘sbarco in Normandia’ – lo chiama Silvestri – l’inizio del programma di vaccinazione di massa per Covid-19 della popolazione americana. Abbiamo cominciato con il vaccino a Rna della Pfizer/BionTech per gli operatori sanitari”, ed “è arrivata la notizia che il comitato tecnico della Fda ha dato parere favorevole anche all’altro vaccino a Rna della Moderna. La tempistica per il vaccino Moderna ora prevede il meeting del” comitato “Vrbpac (giovedì 17) e l’approvazione finale della Fda (venerdì 18), a cui dovrebbe seguire l’inizio delle vaccinazioni, probabilmente il 21 dicembre”. “Quindi la cavalleria – vaccini e anticorpi – è effettivamente arrivata prima di Natale, come io avevo previsto fin da alcuni mesi fa. Ora il terreno della sfida cambia“, avverte il virologo, e “diventa sostanzialmente una ‘battaglia di implementazione’, cioè di dare a quante più persone possibili e il più presto possibile l’opportunità di beneficiare sia degli anticorpi monoclonali neutralizzanti (che riducono il rischio di malattia severa del 75-90%) che dei vaccini a Rna (che riducono il rischio di acquisizione del virus del 95%). La scienza ci ha dato le armi – conclude Silvestri – ora sta a tutti noi usarle sul campo e vincere questa guerra una volta per tutte”.
