Coronavirus, un bimbo di 4 anni è al momento il “paziente 1″: “A metà novembre a Milano c’era già qualcuno in grado di trasmettere il Covid”

"Possiamo considerare il bambino di 4 anni come il "paziente 1" di Milano, ma non abbiamo motivo di escludere che si tratti di una seconda o terza generazione di trasmissione dell'infezione"

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Uno studio, coordinato dalla professoressa Elisabetta Tanzi e condotto presso il Laboratorio Subnazionale accreditato OMS per la Sorveglianza di Morbillo e Rosolia (MoRoNET) nel CRC EpiSoMI “Epidemiologia e Sorveglianza Molecolare delle Infezioni”, dimostra che il paziente 1, contagiato dal coronavirus SARS-CoV-2 in Italia, potrebbe essere un bimbo di 4 anni, infettato a fine novembre 2019, 3 mesi prima che venissero riportati ufficialmente i primi casi in Italia.

Ora Mario Raviglione, professore ordinario di Salute globale presso l’Universita’ di Milano e autore della scoperta, spiega come ci sono arrivati. “Oggi possiamo considerare il bambino di 4 anni come il “paziente 1” di Milano, ma non abbiamo motivo di escludere che si tratti di una seconda o terza generazione di trasmissione dell’infezione. Sappiamo che il virus che causa il Covid-19 puo’ essere identificato anche tramite un tampone orofaringeo – dice Raviglione, tra i firmatari dello studio pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases (rivista ufficiale dei ben noti CDC americani) – in questo caso sappiamo che il paziente pediatrico era stato visitato in pronto soccorso il 21 novembre per febbre, mal di gola, nausea, insomma tutta la sintomatologia che oggi associamo al nuovo coronavirus, ma che all’epoca era stata interpretata come una forma virale non allarmante. Qualche giorno dopo, il 5 dicembre 2019, dopo la comparsa di un rash cutaneo il 1 dicembre, e’ stato effettuato un tampone per verificare la presenza del morbillo, malattia che era stata allora esclusa”.

Tuttavia, il Laboratorio Subnazionale accreditato dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) per la Sorveglianza di Morbillo e Rosolia (MoRoNET) coordinata dall’Istituto Superiore di Sanita’, ha conservato e congelato il campione, come da prassi, per future valutazioni. A settembre 2020 l’idea e’ stata quella di riprendere i tamponi relativi ai casi sospetti di morbillo che non hanno evidenziato la presenza della malattia esantematica“. Il team diretto dalle professoresse Amendola e Tanzi ha infatti recuperato i 39 tamponi con esito negativo per il morbillo che erano stati congelati un anno fa e ha riscontrato la presenza di RNA virale di SARS-CoV-2 nel solo prelievo del bambino. “I sintomi del bambino erano stati interpretati come una forma virale evidentemente senza una diagnosi precisa, ma, sulla base delle informazioni cliniche attualmente disponibili, possiamo considerare che si trattasse di COVID-19 e che il SARS-CoV-2 sia giunto in Italia precedentemente”. “Il 21 novembre il bimbo gia’ accusava i sintomi, per cui presumibilmente il bimbo e’ stato infettato da tre a cinque giorni prima, ma non sappiamo dove e come questo sia avvenuto”, dice il ricercatore. “Quello che possiamo dedurre – conclude Raviglione – e’ che molto probabilmente a meta’ novembre a Milano c’era gia’ qualcuno in grado di trasmettere l’infezione di Covid-19“.