“Da troppo tempo in Sicilia non c’è un forte terremoto, a Catania rischiamo 150 mila morti”: l’allarme degli esperti

Terremoti e rischio sismico, gli esperti lanciano l'allarme per la Sicilia orientale: "a Catania si stimano 150 mila morti con una forte scossa"

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Continua l’impegno degli esperti nella prevenzione antisismica per l’Italia: l’ing. Alessandro Martelli, già direttore Enea, esperto di sistemi antisismici di fama internazionale, ha lanciato una petizione diretta al Governo per ricordare che non c’è solo il Covid ma bisogna intervenire con urgenza sulla prevenzione dei rischi naturali. Martelli ha ricordato in queste ore anche il Terremoto di Santa Lucia che esattamente 30 anni fa colpiva la Sicilia orientale: Martelli, infatti, ha sottolineato che “il problema è che gran parte dell’edificato italiano (stimato attorno al 70%) è tuttora incapace di restere ai terremoti che potrebbero colpirlo, perché già avvenuti in passato“, e ha ricordato i morti, i feriti e i senzatetto di quel terremoto che “non è stato molto violento, perchè di magnitudo momento pari a 5,68”. E nel catanese “da troppo tempo non si verificano eventi distruttivi“, citando un collega, l’ing. Luigi Bosco, catanese di Giarre, già Assessore Regionale in Sicilia e Comunale a Catania, che proprio in occasione del 30° anniversario del terremoto di Santa Lucia ha evidenziato la “necessità di riaccendere i riflettori sulla prevenzione sismica nel territorio catanese e nel sud-est della Sicilia“.

Bosco, infatti, ha fatto un intervento per “cercare di risvegliare l’interesse , che oggi mi sembra assopito, dei nostri concittadini, della società civile e soprattutto dei nostri Amministratori, sulla necessità di dedicare attenzione e risorse alla prevenzione del rischio sismico nel nostro territorio“.

Come è noto“, ha detto Bosco, “Catania è giustamente considerata dagli esperti la città europea che in caso di forte sisma potrebbe produrre il maggior numero di morti, oltre 150.000. E il rischio è legato a due fattori concomitanti: 1) Il periodo di ritorno dei terremoti distruttivi, pari a 300-500 anni, e oggi siamo a quasi 328 anni dal terrificante terremoto del 1693, e quindi all’interno della fase temporale di maggior rischio. 2) La fortissima percentuale di edifici, circa l’ottanta percento, che non hanno il requisito di potere resistere ad un terremoto della stessa magnitudo di quello del 1693, a causa del fatto che Catania è stata dichiarata zona sismica soltanto nel 1981,dopo il boom dell’edilizia, diversamente da Messina e Palermo, che ebbero una attenzione sismica rispettivamente dal 1908 e dal terremoto del Belice. Durante l’ultima recente Sindacatura Bianco, in qualità di assessore alla protezione civile, consapevole delle problematiche esposte e consapevole del fatto che la complessa operazione di messa in sicurezza sismica della città richiede un’azione continuativa della durata di diversi decenni , ho fatto porre come punto prioritario del programma l’avvio di una serie di azioni per la messa in sicurezza sismica della nostra città. Tra queste azioni, tralasciando alcuni significativi interventi puntuali, mi limito a citare le numerose indagini necessarie per la verifica di vulnerabilità sismica delle scuole, oltre trenta, propedeutiche alle successive opere di messa in sicurezza, e soprattutto la promozione, con l’aiuto del sindaco Bianco e del Ministro Del Rio, dell’emanazione della norma del sisma-bonus, che concedeva, in termini di detrazioni fiscali quinquennali, rimborsi fino all’85% delle spese sostenute per mettere in sicurezza sismica gli edifici privati. Oggi non avverto nessun segno di vita in questo settore e temo, ma mi piacerebbe essere smentito, che tutto si sia addormentato. Questo mio intervento vuole essere un pressante invito, rivolto all’attuale amministrazione e non solo, per un risveglio dal torpore. Non si può sottovalutare il rischio sismico a Catania per semplice incapacità culturale, ovvero, seppur consapevoli, mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Si corre il rischio di assumersi la responsabilità di numerose migliaia di morti. E questo la nostra città non può permetterlo“.

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