December global holidays: alla scoperta dei simboli più famosi delle Festività di dicembre nel Mondo, tra storia e leggenda

Curiosità, tradizioni e usanze, tra storia e leggenda: alla scoperta delle December global holidays, le Festività di dicembre nel Mondo

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Il Doodle di Google dedicato alle “December global holidays“, le Festività di dicembre nel Mondo, che ci accompagnerà fino al 30 dicembre, ci consente di scoprire curiosità, tradizioni e usanze che sono parte della cultura dei vari Paesi.

December global holidays, alla scoperta delle festività di dicembre nel mondo: storia e curiosità su albero, presepe e l’origine del mito di Babbo Natale

L’albero di Natale, assieme al presepe, è uno dei simboli per eccellenza di questa festività.
Si narra che i Romani abbellivano le loro domus con fronde di pino e altri sempreverdi, regalandone un rametto come buon auspicio durante le Calende di gennaio, mentre tra i Celti, i sacerdoti e le sacerdotesse Druidi decoravano abeti e pini rossi, simboli di lunga vita, per le celebrazioni del giorno più corto dell’anno. I Vichinghi ritenevano che gli abeti avessero addirittura poteri magici poiché non perdevano le foglie neppure col rigido freddo del Nord Europa. Con l’avvento del Cristianesimo venne consolidata l’associazione abete-vita eterna. Si ha notizia di un albero fatto a Tallin nel 1441, un enorme abete eretto nella piana del Municipio intorno al quale danzavano i giovani in cerca dell’anima gemella. Vi è poi una cronaca dl 1570 di Brema che racconta l’addobbo di un albero, mentre una targa datata 1510, scritta in 8 lingue, a Riga, decreta che il primo albero di Capodanno è stato adornato in città.

In Alsazia una cronaca di Strasburgo del 1605 riporta la notizia di alcuni cittadini che, per Natale, portavano a casa addobbi per ornarli con fiori di carta colorati, mele e zucchero. Dopo il Congresso di Vienna, l’albero di Natale dai paesi nordici si diffuse in tutta Europa: a Vienna nel 1816 con la principessa Henrietta von Nassau-Weilburg; in Francia nel 1840 per opera della duchessa di Orleans; in Italia con Margherita di Savoia che, a metà 800, lo allestì nel Quirinale; in Inghilterra, col marito della regina Vittoria, Alberto di Sassonia.

La tradizione continua a prosperare, mostrandosi oggi decisamente più sostenibile, con alberi a bassissimo impatto ambientale e certificati; abeti riportati in negozio una volta terminate le festività; abeti artificiali realizzati con materiale riciclato (plastica, cartone), oltre a quelli creativi, artistici e home-made.

Il Presepe, simbolo della tradizione cristiana

La parola Presepe deriva dal verbo latino “praesepire” che significa recingere con siepe e, quindi, in senso più lato, mangiatoia o greppia.

Secondo il Vangelo di Luca, Giuseppe con Maria, sua sposa, si recò a Betlemme per rispondere al censimento indetto da Augusto: “Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nella locanda…”. Questa è l’unica sommaria descrizione ufficiale del luogo in cui nacque Gesù.

La natività si verifica in piena notte, nelle tenebre, simboleggiando la situazione presente prima della nascita di Colui che, sconfiggendo il buio, rappresenta il trionfo della vita sulla morte: fanno parte della scena l’asino e il bue, forse simbolo di contrapposizione tra Antico e Nuovo Testamento, forze benefiche e malefiche; i pastori, simbolo della veglia, dell’anima passeggera nel mondo col loro essere nomadi; infine i Re Magi e la misteriosa Stella: “Una stella più lucente delle altre attira l’attenzione dei Magi, abitanti dell’Estremo Oriente. Essi erano uomini non ignari dell’arte di osservare le stelle e la loro luminosità, per questo compresero l’importanza del segno. Nei loro cuori di certo operava la divina ispirazione, e partirono. Ecco che la stella che avevano visto sorgere li precedeva, finché giunse e si fermò sul luogo dove si trovava il Bambino. Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e offrirono in dono oro, incenso e mirra…”.
I Re Magi sarebbero stati Melkon, che regnava sui Persiani, Balthasar, che regnava sugli Indiani e Gaspar, che possedeva il paese degli Arabi. I Re Magi, grandi e generosi, offrono oro, omaggio alla regalità di Cristo; incenso, resina offerta alle divinità, simbolo di adorazione al Bambino Divino; mirra, sostanza gommosa usata per i morti, che onora l’umanità di Gesù.

Babbo Natale: le origini del mito tra storia e leggenda

Il mito di Babbo Natale nasce dalla leggenda di San Nicola: secondo la tradizione, san Nicola regalò una dote a tre fanciulle povere perché potessero andare spose invece di prostituirsi e – in un’altra occasione – salvò tre fanciulli. Nel Medioevo si diffuse in Europa l’uso di ricordare l’episodio con lo scambio di doni nel giorno dedicato al santo.

Il culto di San Nicola è molto diffuso. Ogni 6 dicembre i piccoli europei si svegliavano felici perché il Santo aveva portato loro i doni. Nel mondo ortodosso, San Nicola non teme confronti, neppure con santi come Giorgio, Teodoro, Demetrio o Sergio. Persino il mondo protestante, benché restio al culto dei Santi, strizza da sempre un occhio verso il culto di San Nicola (nemmeno l’austero Lutero ha potuto far nulla contro “l’eroe dei bambini”, anzi, sono proprio navi di olandesi protestanti ad aver portato il mito di San Nicola in America). Quando, nel 1613, gli Olandesi fondarono New Amsterdam (ora New York), infatti, portarono con sé tutte le loro tradizioni ed anche la devozione a San Nicola che entrò prepotentemente nel folklore americano. Nel 1821 viene dato alle stampe un libro illustrato, “L’Amico dei Bambini”, in cui si legge: “Il vecchio Santa Claus con grande gioia guida la sua renna (…) per portare a te ogni anno i suoi regali”. Si tratta della prima attestazione scritta dell’uso delle renne; mentre l’anno successivo, l’immagine del Santo subisce un’ulteriore trasformazione. Clement Clarke Moor, nella sua poesia “La Visita di S. Nicola”, scrive: “Era la notte prima di Natale (…) Le calze erano appese al camino con cura, nella speranza che S. Nicola sarebbe arrivato presto (…), una slitta in miniatura tirata da otto piccole renne con un piccolo vecchio alla guida, così amabile e agile capii subito: quello dev’essere San Nicola (…) la barba era bianca come la neve (…), aveva una faccia larga, e un po ‘di pancia rotonda (…) Era grassottello e paffuto, proprio un vecchio allegro elfo“.

SAN NICOLA BABBOLa svolta verso Santa Claus è ormai conclusa, manca solo l’ultimo dettaglio: l’abito rosso bordato di pelliccia bianca; diventato il suo look universalmente noto a partire dal 1931, fu la pubblicità della multinazionale americana Coca Cola, nata dalla penna dell’illustratore Haddon Sundblom, a mettere insieme i ricordi di San Nicola e il personaggio dello “spirito del Natale presente”, descritto da Charles Dickens nel racconto Canto di Natale. A precedere la Coca Cola, però, ci fu la rivista Puck, in alcune sue copertine, nei primi anni del 20° secolo e l’azienda di bevande White Rock Beverages per la vendita di acqua minerale (nel 1915) e ginger (nel 1923). Tuttavia, è stata probabilmente la Coca-Cola a portare all’affermazione di quest’immagine, grazie alla sua forza commerciale e mediatica. E così, dopo che per secoli la leggenda narrava di un uomo col mantello verde, in pochi anni l’uomo in rosso si impose, facendo quasi perdere traccia delle sue origini cromatiche.