Dagli errori ai ringraziamenti, il discorso di Mattarella: “nella gestione della pandemia si poteva fare meglio, il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del coronavirus”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella saluta gli italiani nel suo tradizionale discorso di fine anno: dalla gestione della pandemia alla rinascita

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Come ogni anno, il Presidente della Repubblica si è mostrato oggi, in diretta televisiva, davanti a tutt’Italia, per fare il bilancio dell’anno che sta per terminare e guardando al futuro, augurando un felice nuovo anno. Il 2020 è stato un anno davvero difficile, tra eventi meteorologici disastrosi e pandemia da SARS-CoV-2 e, quindi, il Presidente Mattarella ha esordito ammettendo di aver avuto difficoltà nel trovare le parole giuste da dire.

Care concittadine e cari concittadini, avvicinandosi questo tradizionale appuntamento di fine anno, ho avvertito la difficolta’ di trovare le parole adatte per esprimere a ciascuno di voi un pensiero augurale. Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza. La pandemia che stiamo affrontando mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere“, ha affermato Mattarella.

Vorremmo tornare a essere immersi in realta’ e in esperienze che ci sono consuete. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Universita’ aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non piu’ isolati per necessita’ e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i piu’ lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni. Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita. Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza. La pandemia che stiamo affrontando mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere. Vorremmo tornare a essere immersi in realta’ e in esperienze che ci sono consuete – ha spiegato Mattarella -. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Universita’ aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non piu’ isolati per necessita’ e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i piu’ lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni. Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita”, ha aggiunto.

Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel. Con la drammatica contabilita’ dei contagi, delle morti. Le immagini delle strade e delle piazze deserte. Le tante solitudini. Il pensiero straziante di chi moriva senza avere accanto i propri cari. L’arrivo dell’estate ha portato con se’ l’illusione dello scampato pericolo, un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima, di porre tra parentesi questo incubo. Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni – ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno generoso di medici e operatori sanitari. Il mondo e’ stato colpito duramente. Ovunque. Anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto. Rivolgendomi a voi parto proprio da qui: dalla necessita’ di dare insieme memoria di quello che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realta’“, ha affermato ancora il Presidente della Repubblica.

La pandemia ha scavato solchi profondi nelle nostre vite, nella nostra societa’. Ha acuito fragilita’ del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove. Tutto cio’ ha prodotto pesanti conseguenze sociali ed economiche.Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilita’. Tante imprese temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi e di precari ha visto azzerare o bruscamente calare il proprio reddito. Nella comune difficolta’ alcuni settori hanno sofferto piu’ di altri. La pandemia ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla previsione di un calo ulteriore delle nascite, spia dell’incertezza che il virus ha insinuato nella nostra comunita’. E’ questa la realta’, che bisogna riconoscere e affrontare. Sono emersi segnali importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell’energia necessaria per ricostruire, per ripartire. La scienza ci offre l’arma piu’ forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi, ha aggiunto.

Per fronteggiare le gravi conseguenze economiche prodotte dal Covid-19 “sono in campo interventi europei innovativi e di straordinaria importanza. Mai un vaccino e’ stato realizzato in cosi’ poco tempo. Mai l’Unione europea si e’ assunta un compito cosi’ rilevante per i propri cittadini”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel tradizionale discorso di fine anno. “Per il vaccino – ha osservato – si e’ formata, anche con il contributo dei ricercatori italiani, un’alleanza mondiale della scienza e della ricerca, sorretta da un imponente sostegno politico e finanziario che ne ha moltiplicato la velocita’ di individuazione. La scienza ci offre l’arma piu’ forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi“.

Ci accingiamo a un grande compito.Tutto questo richiama e sollecita ancor di piu’ la responsabilita’ delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi. Serieta’, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire. Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno in cui ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti. Da persone che hanno posto la stessa loro vita in gioco per la nostra, come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari. Ci siamo ritrovati nei gesti concreti di molti. Hanno manifestato una fraternità che si nutre non di parole bensì di umanità, che prescinde dall’origine di ognuno di noi, dalla cultura di ognuno e dalla sua condizione sociale. È lo spirito autentico della Repubblica. La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone

La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce cosi’: tenendo connesse le responsabilita’ delle istituzioni con i sentimenti delle persone. La pandemia ha accentuato limiti e ritardi del nostro Paese. Ci sono stati certamente anche errori nel fronteggiare una realta’ improvvisa e sconosciuta. Si poteva fare di piu’ e meglio? Probabilmente si’, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo e’ stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti” come le Forze Armate e le Forze dell’Ordine.Nella gestione della pandemia si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste le Forze Armate e le Forze dell’Ordine che ringrazio. Abbiamo avuto la capacità di reagire. La società ha dovuto rallentare ma non si è fermata. Non siamo in balìa degli eventi. Ora dobbiamo preparare il futuro. Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono. La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà. L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa“.

“Abbiamo avuto la capacita’ di reagire. La societa’ ha dovuto rallentare ma non si e’ fermata. Non siamo in bali’a degli eventi. Ora dobbiamo preparare il futuro. Esprimo un ringraziamento a Papa Francesco per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia. A lui rivolgo l’augurio piu’ sincero per l’anno che inizia. Care concittadine e cari concittadini, quello che inizia sara’ il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica” Coincidera’ con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese. La ripartenza sara’ al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato. Sara’ un anno di lavoro intenso. Abbiamo le risorse per farcela. Auguri di buon anno a tutti voi!“, ha concluso.