Il meteo estremo di oggi in Emilia Romagna: una pianura, due climi opposti

Il meteo estremo di oggi in Emilia Romagna: massime di +1°C e 20cm di neve ad ovest, +13°C sul litorale. Clamoroso sbalzo tra i +9°C di Bologna e i +2°C di Modena

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La grande varietà del clima, anche nell’ambito di una singola regione, è una peculiarità del tutto italiana. È una delle poche nazioni al mondo dove possono aversi differenze termiche notevoli da un capo all’altro della regione, diametralmente opposte da un capo all’altro del paese e importanti anche da un capo all’altro di una sola provincia. Insomma, in Italia non è affatto fuori luogo il detto, ” città che vai, tempo che trovi”. È un esempio lampante di una varietà climatica esasperata, lo abbiamo avuto proprio in questi ultime ore con una pianura emiliano-romagnola che ha vissuto una fase di tempo sostanzialmente opposta. Sulla pianura occidentale emiliana, essenzialmente su quella del Piacentino e del Parmense, si sono avuti 10/15 ore di nevicata intensa con una temperatura mediamente intorno allo zero e con accumuli di neve al suolo variabili tra i 10 e i 20 cm, ma punte anche sui 30 cm fino alle aree pianeggianti. Sul resto della pianura Est emiliana e romagnola, pioggia abbondante e temperatura crescente, sui 6/7/8° in più rispetto al Piacentino e al Parmense, anche 10/11°C in più sulla costa romagnola. Viene spontaneo chiedersi: ma perché così tanta differenza. Le ragioni sono piuttosto scontate per chi ha una certa dimestichezza con la variabilità climatica del nostro paese, magari un po’ meno per i non addetti ai lavori.

In questa circostanza, intanto vi è stata una differenza anche nella circolazione tra le quote medie e quelle basse. Le correnti tese occidentali hanno prevalso al di sopra dei 1000 m, e soprattutto hanno avuto una intensità più accesa proprio in corrispondenza della parte centro-orientale dell’Emilia Romagna. Sui settori più a Ovest, infatti, il quadro iso-barico è stato più “rilassato”  per via di una depressione sottovento, rispetto alla direttrice portante delle correnti, imposta dapprima dalla catena alpina occidentale e, ancor più, da quella appenninica settentrionale ligure-emiliana, con un’atmosfera più ferma e, quindi, condizioni più favorevoli al mantenimento del substrato freddo creato nei giorni precedenti. Invece, come visibile anche dalla prima immagine interna dei venti intorno ai 1400 m circa, isobare più convergenti e strette hanno interessato i settori orientali della regione. Questi venti intensi, per di più, di caduta dall’Appennino romagnolo, hanno riscaldato i substrati pianeggianti relativi.

In secondo luogo, al suolo si è formata una profonda bassa pressione centrata in prossimità dell’Appennino-toscano-emiliano-ligure,  con minimo intorno ai 985 hpa e con anse cloniche via via convergenti dai settori meridionali o sud-orientali in prossimità  della Romagna e del mare Adriatico. Lungo i corridoi isobarici al suolo, naturalmente, si sono attivati venti sud-orientali provenienti dal mare, come visibile dai vettori bianchi, che hanno portato un’aria più mite di provenienza marittima a ridosso delle coste e delle pianure orientali della Romagna. I medesimi venti al suolo, assecondando l’andamento orografico delle Prealpi venete e quelle lombarde, hanno piegato da N-est, confluendo verso le pianure interne settentrionali della regione, ma perdendo via via intensità oltre che stemperandosi in termini di mitezza.

Quindi, per ovvie ragioni, in gran parte orografiche, cioè dovute alla composizione dei rilievi e anche alla particolare collocazione dei minimi barici, le pianure più a Ovest, appunto quelle tra il Parmense e il Piacentino, sono riuscite a conservare quel substrato freddo ereditato dall’irruzione baltica nel giorno appena precedente, conservando uno 0 termico pressoché fino al suolo;  le pianure orientali, invece, hanno subito una più drastica avvezione mite sia per l’aria in discesa dai settori appenninici meridionali ove, abbiamo visto, la confluenza dei venti oltre i 1000 m è stata senz’altro più veemente schiacciando e riscaldando i bassi strati sottovento, sia per una confluenza di venti più miti di provenienza marittima. Ecco le ragioni che hanno determinato una temperatura sino a 10/11°C in più sulle pianure e coste romagnole, rispetto alle pianure interne occidentali dove, non intervenendo fattori “sfaldanti” il cuscino freddo, si è conservato uno 0 termico fino al suolo, permettendo una poderosa nevicata per 15 ore di fila, con ingenti accumuli.