Tra i modi più originali di vivere le festività di dicembre in tutto il mondo vi è certamente il Natale in Catalogna. All’epifania si dovrà prestare attenzione agli “intrusi” presenti nella torta dei Re, mentre i bambini che vogliano saziarsi di dolci prelibatezze dovranno curar bene il proprio Tiò de Nadal, un ciocco di legno che se ben accudito e nutrito “rilascerà” in modo del tutto originale una montagna di leccornie.
Il Tiò de Nadal

Il suo nome Caga Tiò significa letteralmente “tronco cacante” e tutti i giorni tra l’8 dicembre e la Vigilia di Natale i bambini si devono occupare del simpatico tronchetto, coprendolo la notte per non fargli prendere freddo, dandogli da mangiare torrone tutte le sere e mettendolo vicino al fuoco per fargli fare i suoi bisogni dopo averlo nutrito. Neanche a dirlo i suoi bisogni sono proprio dolcetti natalizi.
La sera della Vigilia, al termine del cenone, i bambini con un bastone con cui colpiscono il ceppo intonano una canzone speciale:
“Caga Tió avellanes I torró “Caga Tió nocciole e torrone
Si no vols cagar se non vuoi fare la cacca
Et donanem un cop de pal.” ti colpiremo con un bastone.”
Con tutta probabilità questa tradizione deriva dall’antica festa di Yule, una celebrazione pagana delle popolazioni del Nord del Paese che durante il solstizio d’inverno facevano ardere un ceppo per tutta la notte al fine di propiziare il ritorno della luce.
Il Caganer
Si tratta di un uomo vestito di bianco, che indossa la tradizionale barretina rossa in testa e ha i pantaloni abbassati, è un ragazzo intento anch’egli a espletare i suoi bisogni.
Non si hanno certezze su come sia nata questa strana figura ma si suppone che possa essere stata introdotta nei presepi tra il XVII e il XVIII secolo, quando la Spagna era ancora reduce dal recente passato Barocco, stile artistico che induceva ad apprezzare anche gli elementi più realistici della vita quotidiana.
La naturalezza del gesto ha valso al caganer un posto persino nel contesto più sacro del presepe. D’altronde la cacca qui è vista come simbolo di buona fortuna poiché fertilizza la terra e garantisce un buon raccolto l’anno seguente.
In Catalogna l’umorismo delle feste non finisce mai
Il 28 dicembre, invece, si celebra la Festa de Los Santos Inocentes, che è molto simile a quello che è il nostro primo aprile perché è un giorno dedicato agli scherzi che ci si riserva e si programma di farsi a vicenda.
Uno degli scherzi tipici è quello che prevede di attaccare l’immagine di una sagoma di un uomo sulla schiena delle persone sperando che non se ne accorgano prima che sia troppo tardi per non aver generato risate e scherno da parte dei presenti o dei passanti.
Anche le emittenti televisive e i giornali prendono parte al divertimento, tanto che un anno un giornale stampò un titolo che affermava che il principe di Spagna aveva spostato la cantante Madonna.
La tradizione pagana, invece, racconta di come un tempo esistesse una festa chiamata la “festa dei folli” (fiesta de los locos) che si celebrava tra il giorno di Natale e quello di Capodanno.
Sembra si trattasse di una festa così scandalosa che la Chiesa, nel tentativo di moderarne le eccentricità che la caratterizzavano, arrivò durante il Medioevo a decretare che si celebrasse nel giorno dei Santi Innocenti.
In Catalogna l’Epifania non tutti gli scherzi porta via!
La notte del 5 gennaio la città organizza un grande ricevimento per i re d’Oriente con una sfilata che percorre le strade accompagnata da un ampio seguito di carri e gruppi di compagnie artistiche che animano Barcellona fino a tarda notte.
Gasparre, Melchiorre e Baldassarre sono interpretati da tre attori e arrivano via mare per sbarcare sulle rive della Catalogna dove vengono ricevuti dal sindaco che consegna loro le chiavi della città, così che possano aprire simbolicamente le porte delle case di Barcellona e lasciare i doni a tutti i bambini.
Tutti coloro che si deliziano con questa leccornia da burloni dovranno prestare attenzione a ogni boccone perché chiunque trovi il re sarà incoronato per un giorno, mentre a chiunque tocchi il fagiolo dovrà pagare il dolce per l’anno successivo.