Il prof. Alessandro Mascitelli, responsabile del Centro Flebologico di Villa Tirrena a Livorno, già lo scorso marzo aveva scoperto in collaborazione con il prof. Mario Petrini, ematologo del Santa Chiara di Pisa, quanto fosse importante la somministrazione di eparina per la cura del SARS-CoV-2 che nella stragrande maggioranza dei casi non uccide per la polmonite ma bensì per una trombosi disseminata in più parti dell’organismo. Adesso, dopo un anno dall’inizio della pandemia, ci sono oltre 400 pubblicazioni scientifiche che spiegano come l’organo che rappresenta il principale bersaglio di questo virus è l’eparan solfato, che si trova nella parete dei vasi sanguigni. L’eparina contiene la molecola dell’eparan solfato e quindi contrasta l’attacco del virus.

“Gli ultimi studi che sono stati pubblicati – ha detto ancora Mascitelli – dicono di fare una terapia quanto prima possibile ad una dose abbastanza elevata, si parla per un soggetto di un peso normale, un adulto tra 60 e 80 chili, di 4 mila unità due volte al giorno. Chiaramente non devono esserci delle controindicazioni assolute, ad esempio un’emorragia importante, celebrare o gastrica“.
“Eparina, cortisone e antibiotico – conclude Mascitelli – possono dare un grosso aiuto al paziente, possono far vincere diverse battaglie. Anche se la guerra finale la vinceremo con il vaccino o gli anticorpi monoclonali“.
