SARS-CoV-2 e problemi sessuali: quali sono state le richieste più comuni rivolte al sessuologo nel 2020

La pandemia da SARS-CoV-2 ha fortemente caratterizzato il tipo di richieste rivolte al sessuologo nel 2020

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Nel 2020 la pandemia da SARS-CoV-2 ha fortemente caratterizzato il tipo di richieste rivolte al sessuologo.
Negli ultimi anni, spiega in una nota AISPS-Associazione Italiana Salute Psicosomatica e Sessuale, gli stessi dati riportavano piccole variazioni con trend ricorrenti in un quadro abbastanza stabile. L’analisi appena pubblicata rileva invece importanti caratterizzazioni nelle statistiche riguardanti le problematiche maggiormente affrontate nella sfera psicologica e relazionale della sessualità.
L’analisi delle domande di consulenza sessuologica rivolte all’AISPS nel corso del 2020 evidenzia un incremento di richieste rivolte al sessuologo superiore al trend degli anni precedenti (+5% rispetto al 2019). La cautela negli spostamenti e nell’esposizione ai rischi di contagio hanno motivato un incremento del 70% per quanto riguarda i consulti online.
Le consulenze di coppia sono state il 34% del totale, registrando un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. I consulti individuali hanno avuto un tendenziale bilanciamento di genere con lieve prevalenza maschile. È significativo come nel 75% dei casi i consulti individuali abbiano riguardato persone coinvolte in una relazione affettiva e soltanto nel 25% si è trattato di single. Il minor numero di richieste da parte dei single può essere spiegato dalla condizione di “stand-by” della propria sessualità che molti si sono trovati a vivere per la limitata possibilità di nuove conoscenze e incontri.
Il motivo più frequente per il quale si è cercato il supporto di un sessuologo è la carenza di desiderio sessuale, lamentata nel 35% dei casi, un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. Nel’58% dei casi il calo del desiderio interessava la donna e nel 42% l’uomo.
Il desiderio sessuale, spiegano il Dott. Daniele Bonanno (Psicologo Sessuologo AISPS Roma) è la Dott.ssa Rossella Berardi (Psicoterapeuta Sessuologa AISPS Roma), “è molto influenzato dal tono dell’umore e le aumentate difficoltà in questa sfera possono in parte essere spiegate dal diffuso abbassamento dell’umore rilevato da diversi studi e statistiche soprattutto per i periodi di lockdown. Lo stress associato al brusco cambiamento di stile di vita, le preoccupazioni economiche, la sedentarietà, le minori occasioni ricreative e di socializzazione hanno certamente contribuito a questo trend. Nella vita di coppia il maggiore tempo trascorso insieme per via dello smart working e dei periodi di sospensione lavorativa ha avuto a sua volta implicazioni rilevanti. L’intimità ha risentito del rimescolamento di spazi e tempi della vita quotidiana, della sovrapposizione dell’ambito lavorativo con quello privato e della presenza in casa dei figli impegnati nella didattica a distanza. In molti casi il protrarsi della convivenza ha amplificato tensioni e incomprensioni mettendo in crisi equilibri delicati.
Nell’erotismo una maggiore predisposizione all’introspezione e alla conoscenza reciproca ha facilitato l’emergere di preferenze e fantasie in precedenza taciute. Questo ha implicato una sfida spesso complessa nel riconsiderare i canoni condivisi dell’intimità della coppia“.
Un secondo tema particolarmente rappresentato nelle richieste rivolte al sessuologo, prosegue la nota AISPS, riguarda l’ansia da prestazione maschile che ha riguardato il 30% delle richieste. Una manifestazione peculiare del periodo che stiamo vivendo è stata “l’ansia da prestazione vissuta da molti single e coppie a distanza costretti a protratti periodi di inattività sessuale e un conseguente innalzamento delle aspettative. In questi casi le occasioni di intimità maggiormente programmate e condizionate dagli eventi hanno acuito insicurezze e timore dell’insuccesso per chi ne ha la predisposizione.
Il diffondersi di interazioni sessuali a distanza come il sexting e altre attività online ha rappresentato una preziosa risorsa creando però un’abitudine e un’aspettativa non sempre facilitante nel tornare alla fisicità reale”.
Rientrano in questa casistica l’8% delle richieste di aiuto riguardanti le nuove forme di dipendenza da chat e pornografia online.
Si sono rivelate più stabili e meno influenzate dal periodo tematiche femminili come l’anorgasmia (12% delle richieste) e il vaginismo (9% delle richieste) così come le problematiche maschili non legate ad ansia da prestazione (6%).
I dati clinici, concludono gli esperti, “confermano come gli effetti psicologici e sociali dell’emergenza sanitaria abbiano avuto una risonanza significativa sulla nostra vita sessuale e sulle difficoltà che possono riguardarla. Riteniamo tuttavia che le criticità emerse abbiano spesso evidenziato problematiche precedentemente latenti ma meritevoli di essere affrontate. Ne consegue un potenziale valore aggiunto soprattutto per le coppie che hanno imparato a riconoscere e affrontare nodi altrimenti nascosti o evitati dalla routine ordinaria.
Riserviamo lo stesso auspicio ad ogni altro ambito messo alla prova dalle complessità dell’anno trascorso“.