La nuova variante “inglese” di SARS-CoV-2 ha portato un altro po’ di caos nel mondo già sconvolto dalla pandemia, spingendo molti Paesi ad interrompere i collegamenti con il Regno Unito. Nel frattempo, la variante, battezzata dai britannici con la sigla VUI 202012/01 (Variant Under Investigation, anno 2020, mese 12, variante 01), è arrivata in almeno altri 5 Paesi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità: Italia, Danimarca, Olanda, Islanda e Australia.
Inizialmente individuata nel sud-est dell’Inghilterra, questa variante preferisce i giovani e gli adulti sotto i 60 anni, secondo quando riporta l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un focus in cui fa il punto su quanto si sa finora. L’agenzia Onu per la salute è stata informata “il 14 dicembre” dalle autorità sanitarie Gb della nuova variante, “identificata tramite sequenziamento del genoma virale“. L’analisi iniziale, ricorda l’Oms, “indica che può diffondersi più facilmente tra le persone”, per stabilire con certezza tutto il resto (se può dare una malattia più grave, se influisce sull’efficacia del vaccino) sono in corso studi. “Fino al 13 dicembre nel Regno Unito erano stati identificati 1.108 casi – ricostruisce l’Oms – La variante è stata rilevata nell’ambito di un’indagine epidemiologica e virologica scattata all’inizio di dicembre a seguito di un aumento inaspettato nei casi di Covid-19″ in un’area precisa, cioè “nel Sud-Est dell’Inghilterra“. Qui dal 5 ottobre al 13 dicembre si è registrato “un aumento di oltre 3 volte nel tasso di notifica dei casi” calcolato sui 14 giorni.

“Tutti i Paesi devono valutare il proprio livello di trasmissione locale e applicare adeguate attività di prevenzione e controllo, compreso l’adattamento delle misure di salute pubblica e sociali secondo guida Oms“, informa l’agenzia Onu per la salute. “E’ importante ricordare alle comunità e agli operatori sanitari i principi di base per ridurre il rischio generale di trasmissione di infezioni respiratorie acute“, elenca l’Oms che invita a migliorare le pratiche standard di prevenzione e controllo delle infezioni negli ospedali, in particolare nei reparti di emergenza. E ricorda l’importanza dell’uso della mascherina, del distanziamento sociale e del lavaggio mani. L’Oms si sofferma in particolare sul nodo viaggiatori in generale, inclusi quelli da e verso il Regno Unito. Vengono raccomandate misure anti-contagio particolarmente rigorose, e viene ribadita “l’importanza che in caso di sintomi indicativi di una malattia respiratoria acuta durante o dopo il viaggio, si consulti un medico informandolo della propria storia di viaggio“. “Le autorità sanitarie dovrebbero collaborare con i settori dei viaggi, dei trasporti e del turismo per fornire ai viaggiatori informazioni per ridurre il rischio generale di infezioni respiratorie acute, ai punti di ingresso di stazioni, aeroporti e così via, tramite cliniche di medicina dei viaggi, agenzie di viaggio, operatori dei trasporti”, indica l’Oms ricordando che, “in linea con la raccomandazione fornita dal Comitato di emergenza su Covid-19 nella sua riunione più recente, gli Stati devono riesaminare regolarmente le misure applicate ai viaggi internazionali e motivare all’Oms quelle che interferiscono in modo significativo col traffico internazionale garantendo che siano basate sul rischio e sulle evidenze raccolte, e che siano proporzionate e limitate nel tempo“.
