Sgarbi: “I musei curano come gli ospedali, dal governo disinteresse totale per la cultura”

I musei non devono essere tenuti aperti per questione di sicurezza? "Un’operazione contro ogni logica e ogni buon senso che condanna la già agonizzante cultura italiana a morte sicura"

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In questi mesi di pandemia da SARS-CoV-2, Vittorio Sgarbi non si è risparmiato sulle critiche al governo per la gestione dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese, sia per quanto riguarda le norme che limitano le libertà personali, sia per quelle che influiscono sul settore turistico, in particolar modo sui musei. Nonostante le regole imposte per la sicurezza sanitaria, come il rilevamento della temperatura e le visite scaglionate, secondo il Dpcm del 3 dicembre, i musei resteranno chiusi fino al 15 gennaio 2021.

Non tocca solo ai quadri di un museo sentire stupidaggini, dicevano i fratelli de Goncourt. Tocca anche a noi sentire quelle di un Governo di incapaci, millantatori e bugiardi che tiene i musei chiusi senza alcuna ragione. Un impietoso attacco di forze armate contro la già fragile e mortificata bellezza del nostro Paese. Un disinteresse totale che appare, in tutta la sua carenza di consapevolezza, nei programmi di Governo”, ha detto Sgarbi in un’intervista a Balarm.

“I musei sono servizi essenziali come le scuole, i trasporti e persino gli ospedali, curano le persone, la loro intimità messa a dura prova dagli accidenti della vita e le allontanano da ogni malattia sociale. Eppure a sentire malati cronici e irrecuperabili come i miei colleghi parlamentari – che non sanno neanche di chi sia il fregio dipinto sopra la loro testa in quell’aula di Montecitorio progettata proprio dal vostro Ernesto Basile – non devono essere tenuti aperti per questione di sicurezza. Un’operazione contro ogni logica e ogni buon senso che condanna la già agonizzante cultura italiana a morte sicura. Un Paese senza cultura è un Paese morto. Io non mi arrendo e vado avanti. Ai commessi della Camera, come dice il mio valido Ippolito [giornalista e addetto stampa di Sgarbi, N.d.R.], verrà l’ernia del disco a forza di portarmi via di peso. Come del resto venendo io quotidianamente in contatto con i 5 stelle, andrà a finire che l’ASL mi dirà di rifare la quinta elementare invece del tampone”, continua Sgarbi.

sgarbiSgarbi ha anche presentato insieme al Codacons un ricorso al Tar del Lazio contro la chiusura dei musei, respinto “in ragione della particolare gravità dell’emergenza sanitaria in atto”. Il critico d’arte parla di un’irragionevole e intollerabile decisione e annuncia il ricorso al Consiglio di Stato, contro la “totale e scandalosa indifferenza per i valori della cultura”. “L’arte è grande perché ha la capacità di mostrarci il mondo sotto una luce diversa, di farci immaginare e stare bene. È il pharmacon di Gorgia! Cura per il bene, la conoscenza, e veleno per la mediocrità”, afferma Sgarbi, che ha già proposto una tecnologia che permetterebbe di tenere i musei aperti: una pellicola adesiva a base di ioni d’argento che consentirebbe una sterilizzazione fino al 99%, divenendo utile anche in molti altri ambiti, tra cui scuola e trasporti.

museoSilvia Mazza, storico dell’arte e giornalista specializzata in materia di beni culturali, aggiunge: “Chiudere i musei non sarà incostituzionale o illegittimo. Ma prima che giuridica si tratta di una battaglia valoriale e culturale che va affrontata sia in ambito nazionale che regionale. La draconiana decisione di mantenere i musei chiusi (almeno fino al 15 gennaio), a prescindere dalle zone di rischio, rende urgente la ridefinizione del significato e delle finalità del museo, con la necessaria assimilazione di una funzione, ormai riconosciuta da tempo alla medicina, per cui i beni culturali contribuiscono a migliorare il benessere degli individui, anche sotto il profilo psicofisico, particolarmente importante in tempi di pandemia. Solo così si potrebbe superare la contraddizione giuridica stabilita dai Dpcm, secondo cui i musei ostacolerebbero la “tutela dell’incolumità pubblica” che lo Stato deve garantire (art. 117), anche a costo di sacrificare dei beni essenziali costituzionalmente garantiti (art. 9)”.