Spazio: sviluppato Venus, un dispositivo in grado di simulare l’ambiente spaziale

"Cerchiamo di simulare come delle molecole organiche complesse possano formarsi nella gelida oscurità dello spazio interstellare"

MeteoWeb

Il suo nome è Venus (Vers de Nouvelles Synthese dal francese ‘verso nuove sintesi’), ed è un dispositivo in grado di simulare l’ambiente dello spazio e studiare le interazioni tra le molecole nelle particolari condizioni tipiche del cosmo. Sviluppato dagli esperti dell’Università di Parigi CY Cergy e dell’Osservatorio di Parigi e descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Review of Scientific Instruments, AIP Publishing, Venus sarebbe in grado di fornire nuovi indizi sul modo in cui possono formarsi gli elementi costitutivi della vita nello spazio.

“Cerchiamo di simulare come delle molecole organiche complesse possano formarsi nella gelida oscurita’ dello spazio interstellare – sostiene Emanuele Congiu, astrofisico presso l’Osservatorio di Parigi – gli osservatori possono rilevare diverse molecole nello spazio, ma non siamo ancora in grado di comprendere come queste particelle possano svilupparsi nello spazio, Venus potrebbe aiutarci a risolvere parte di questi enigmi”.

Il team di ricercatori ha progettato lo strumento allo scopo di replicare il vuoto cosmico, mantenendo una temperatura costante di meno 263 C. “Il dispositivo utilizza fino a cinque raggi per distribuire atomi e molecole su un frammento minimo di ghiaccio senza disturbare l’ambiente – spiega Congiu – questo replica il modo in cui si formano le molecole sul ghiaccio che si trova sopra minuscole particelle di polvere all’interno delle nubi interstellari. Venus e’ il primo dispositivo a eseguire la replica con piu’ di tre fasci, il che consente di simulare interazioni piu’ complesse”.

Congiu ha anche spiegato come negli ultimi 50 anni, nelle regioni di formazione stellare dello spazio siano state identificate circa duecento strutture molecolari differenti, alcune delle quali potrebbero essere state coinvolte nei processi che portarono allo sviluppo delle prime forme di vita. “Venus potra’ lavorare in sintonia con gli scienziati che scoprono reazioni molecolari nello spazio e necessitano di una comprensione piu’ completa di cio’ che hanno osservato – sottolinea il ricercatore – il nostro lavoro in laboratorio puo’ integrare la ricchezza di dati che proviene dagli osservatori spaziali, come il futuro James Webb Space Telescope della NASA, il cui lancio e’ previsto per il 2021 e la cui missione e’ quella di ampliare la nostra conoscenza dell’Universo”. “Senza il supporto del laboratorio – conclude Congiu – non saremmo in grado di interpretare tutte le osservazioni. Simulare una determinata reazione potrebbe aiutare a spiegare quello che viene rilevato grazie alle altre analisi”.