Vaccino anti-Covid AstraZeneca, Irbm nel mirino degli hacker: “Non possiamo più utilizzare mail e telefoni per comunicare dati sensibili”

Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia: "Abbiamo cominciato a subire attacchi hacker professionali violentissimi"

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La normalità è finita da quando è stato reso pubblico quale sarebbe stato il prezzo di vendita del vaccino (2,80 euro a dose, ndr). Da allora abbiamo cominciato a subire attacchi hacker professionali violentissimi, che si sono intensificati quando è stata resa pubblica la quantità di oltre tre miliardi di dosi che sarebbe stata prodotta. Ne abbiamo avuti sette molto pesanti. Sono stati lanciati dall’estero. L’obiettivo era entrare nel server dell’Irbm, rubare i dati sensibili dell’operazione vaccino. Solo grazie agli specialisti e alle difese aziendali, e con l’aiuto delle istituzioni preposte, abbiamo potuto resistere. Ma pensi che ora non possiamo più utilizzare mail e telefoni per tutte le comunicazioni di dati sensibili e le garantisco che è un bel granello di sabbia nell’ingranaggio“: è quanto ha affermato Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia, che ha prodotto il vaccino di AstraZeneca, che, in un’intervista a Repubblica ha parlato anche del rallentamento nell’approvazione: “È fuori luogo parlare di errore che ha bloccato la sperimentazione. La verità è che in un lotto di fiale usato su un gruppo di volontari era stata inserita una quantità minore di prodotto. La cosa, venuta fuori subito dopo la vaccinazione, è stata immediatamente comunicata alle Agenzie regolatorie con una integrazione del protocollo sperimentale. Dall’analisi dell’intero protocollo fatta alla fine della fase 3, si è visto che proprio quella linea aveva una efficacia molto maggiore delle altre e cioè del 90 per cento. Si sarebbe potuto parlare di errore se la cosa fosse sfuggita in fase di somministrazione e fosse stata scoperta solo alla fine. In questo caso, ribadisco, ci siamo trovati di fronte ad una contingenza fortunata. La storia della ricerca scientifica è piena di questi casi fortuiti che hanno dato risultati storici: pensiamo solo alla penicillina ed agli antibiotici“. Sui tempi ha spiegato: “Non posso certo dettare io i tempi della validazione dell’Ema. Auspico che nel giro di qualche settimana riescano a concludere l’analisi dei dati che, per quanto a mia conoscenza, verranno inviati entro sette-dieci giorni salvo imprevisti“.