“Il vaccino anti Covid causa l’irreversibile paralisi di Bell”: l’ennesima bufala che crea panico e allarmismo

La paralisi di Bell causa la paralisi facciale e l'incapacità di controllare i muscoli del viso dal lato colpito: ma c'è davvero una correlazione con il vaccino anti Covid?

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Il terrorismo psicologico in atto contro i vaccini anti Covid è sotto gli occhi di tutti, tanto da essere diventato un’evidente caricatura. Oggi giorno viene fuori un nuovo effetto collaterale che il vaccino avrebbe causato a chi vi è già stato sottoposto. L’ultima ‘notizia’ in ordine di tempo è quella secondo la quale l’ente governativo americano FDA ha pubblicato un “briefing document” nel quale, a pagina 38, vengono riportati 4 casi di paralisi di Bell tra i volontari vaccinati con il vaccino Pfizer/BioNtech contro il Covid-19, e si raccomanda un attento monitoraggio dopo la somministrazione di massa. Ma cosa c’è di vero?

La notizia è di per sé vera, ma non corrisponde a verità ciò che si è venuto a creare intorno ad essa. Come precisa Business Today, il Regno Unito osserva 20-30 casi di paralisi di Bell su 100.000 persone all’anno. dunque la FDA rassicura sull’assenza di correlazione tra i casi di paralisi facciale accusati dai volontari, e la ricezione del vaccino. Ma non solo. I quattro casi di paralisi di Bell sono stati studiati da un gruppo di ricerca statunitense.

E sull’argomento è intervenuta anche la MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency), rassicurando sull’assenza di correlazione tra i due fenomeni. Il documento della FDA spiega, tra le altre cose, che i giorni di distanza tra la somministrazione del vaccino e la comparsa dei sintomi della paralisi di Bell si sono rivelati differenti per ciascuno dei 4 casi: 3 giorni il primo, 9 il secondo, 37 il terzo e 48 giorni l’ultimo. Inoltre, nel documento si sottolinea che la paralisi di Bell si è manifestata in 4 casi su 27.120, una percentuale non da poco, ma ciò non esclude che la FDA non decida di effettuare un monitoraggio su tutti i casi successivi.

Che cos’è la paralisi di Bell?

Innanzitutto, a differenza di quanto di legge in numerosi post diventati virali sui social e in alcuni articoli, benché sia una patologia potenzialmente grave, non è irreversibile. La paralisi di Bell causa la paralisi facciale e l’incapacità di controllare i muscoli del viso dal lato colpito, ma si può guarire in diversi modi, soprattutto con terapia cortisonica e riabilitazione.

La paralisi di Bell è una paralisi del nervo facciale che sopraggiunge dopo una serie di sintomi che, in alcuni casi, sono simili a quelli dell’ictus o dell’ischemia. Nella maggior parte dei casi si riesce a guarire completamente, ma se non curata in tempo può divenire invalidante. Nelle prime 48 ore si verifica una totale perdita del controllo dei muscoli facciali e l’aspetto del viso si modifica. Un tumore cerebrale, un ictus e anche la malattia di Lyme possono manifestarsi sotto forma di paralisi, ma nel caso in cui nessuna causa viene specificata in una di queste malattie, questa condizione è chiamata con il nome di paralisi di Bell. A paralizzare il viso è lo stesso virus dell’herpes zoster e quello della mononucleosi. Molto spesso l’occhio del lato colpito non si può chiudere completamente. La cornea potrebbe danneggiarsi e, in alcuni casi, i portatori di protesi dentarie potrebbero soffrire disagi. Tra i vip che ne hanno sofferto vi è Angelina Jolie, la quale è riuscita a guarire grazie all’agopuntura.

Si tratta nello specifico della paralisi del nervo facciale (VII nervo cranico), spesso idiopatica (precedentemente chiamata paralisi di Bell). La paralisi idiopatica del nervo facciale è un’improvvisa ed unilaterale paralisi periferica del nervo facciale. I sintomi della paralisi del nervo facciale comprendono la paresi emifacciale con interessamento sia della parte superiore che della parte inferiore della faccia. I test (p. es., RX torace, livello sierico dell’enzima di conversione dell’angiotensina [ACE], test per la malattia di Lyme, glicemia sierica) vengono eseguiti per diagnosticare le cause trattabili. Il trattamento può includere la lubrificazione dell’occhio, l’uso intermittente di una benda sull’occhio, e, per la paralisi idiopatica del nervo facciale, i corticosteroidi.

Il meccanismo di quella che precedentemente si pensava fosse una paralisi idiopatica del nervo facciale è presumibilmente l’edema del nervo facciale dovuto a un disturbo immunologico o virale. Recenti evidenze suggeriscono che le cause virali frequenti sono

  • Infezione da virus herpes simplex (più frequente)
  • Herpes zoster (forse il secondo più frequente)

Altre cause virali includono coxsackievirus, cytomegalovirus, adenovirus, virus di Epstein-Barr, parotite, rosolia e virus dell’influenza B. Il nervo edematoso è enormemente compresso poiché passa attraverso la parte labirintica del canale facciale, con conseguenti ischemia e paresi.

Vari altri disturbi (p. es., malattia di Lyme, sarcoidosi) possono causare paralisi del nervo facciale.

Fisiopatologia

I muscoli facciali sono innervati perifericamente (per innervazione infranucleare) dal VII nervo cranico omolaterale e centralmente (per innervazione sopranucleare) dalla corteccia cerebrale controlaterale. L’innervazione centrale tende a essere bilaterale per la metà superiore del volto (p. es., muscoli frontali) e monolaterale per la metà inferiore del volto. Di conseguenza, sia le lesioni centrali e sia le periferiche tendono a paralizzare la parte inferiore del volto. Tuttavia, le lesioni periferiche (paralisi del nervo facciale) tendono a colpire la metà superiore del volto maggiormente rispetto alle lesioni centrali (p. es., ictus).

Sintomatologia

Un dolore retroauricolare spesso precede la paresi facciale nella paralisi del nervo facciale idiopatica. La paresi, spesso con paralisi completa, si sviluppa entro alcune ore ed è solitamente massimale entro 48-72 h. Il paziente può riportare un senso di pesantezza o di intorpidimento al volto. Il lato colpito diventa appiattito e inespressivo; la capacità di corrugare la fronte, di ammiccare e di fare smorfie è limitata o assente. Nei casi più gravi, la rima palpebrale è ampia e il paziente non riesce a chiudere l’occhio, spesso con irritazione della congiuntiva ed esseccamento della cornea.

L’esame della sensibilità è normale, ma il condotto uditivo esterno e una piccola area dietro l’orecchio (al di sopra del processo mastoideo) possono essere dolenti al contatto. Se la lesione nervosa è prossimale al ganglio genicolato, la salivazione, il gusto e la lacrimazione possono essere alterati, e può essere presente iperacusia.

Trattamento

Protezione per la cornea
Corticosteroidi per la paralisi idiopatica del nervo facciale
La secchezza corneale deve essere prevenuta mediante l’uso frequente di lacrime artificiali, di soluzione fisiologica isotonica o di gocce di metilcellulosa e dall’uso intermittente di un nastro o di un cerotto per aiutare a chiudere l’occhio, in particolare durante il sonno. La tarsorrafia è necessaria occasionalmente.

Nella paralisi idiopatica del nervo facciale, i corticosteroidi, se iniziati entro 48 h dall’esordio, portano a un recupero più rapido e più completo (1). Il prednisone da 60 a 80 mg per via orale 1 volta/die viene somministrato per 1 settimana, ed è poi gradualmente scalato durante la seconda settimana.

Sono stati spesso prescritti farmaci antivirali efficaci contro l’herpes simplex (p. es., valaciclovir 1 g per via orale 3 volte/die per 7-10 giorni, famciclovir 500 mg per via orale 3 volte/die per 5-10 giorni, aciclovir 400 mg per via orale 5 volte/die per 10 giorni), ma dati recenti suggeriscono che i farmaci antivirali non apportino nessun beneficio. (Fonte: https://www.msdmanuals.com/)