Wuhan, giornalista condannata al carcere per aver diffuso fake news sul Covid: lei si dichiara innocente e fa sciopero della fame

Zhang si è recata a Wuhan a febbraio e ha pubblicato su varie piattaforme di social media racconti sull'epidemia, ma ora ha pagato con il carcere

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La “citizen journalist” cinese, la blogger Zhang Zhan, è stata condannata a quattro anni di carcere per le sue cronache sulla pandemia di coronavirus da Wuhan all’inizio del 2020. Ex avvocatessa 37enne, Zhang è stata riconosciuta colpevole da una corte di Shanghai per “aver fomentato dispute e provocato problemi“, reato che in Cina prevede una pena fino a cinque anni di carcere ed è spesso usato dalla polizia per reprimere il dissenso. “Zhang Zhan ha partecipato al processo su una sedia a rotelle ed era in cattive condizioni di salute” ha denunciato l’avvocato Zhang Keke, non precisando se ricorrerà in appello. “Durante l’udienza sono state solo nominate molte prove importanti ma non è stato approfondito il contenuto dei suoi articoli e dei video, non li hanno mostrati, quindi non si è capito cosa facesse esattamente Zhang Zhan“.

L’altro legale, Ren Quanniu, ha aggiunto: “Quello che mi preoccupa di più è il fatto che sia così determinata. Pensa di essere innocente; noi abbiamo entrambi dichiarato la sua innocenza in tribunale ma la sentenza è stata così dura. Probabilmente ora è ancora più determinata a continuare lo sciopero della fame. Quindi, sono molto preoccupato per la sua salute e per la sua vita”. Originaria di Shanghai, Zhang raggiunse a febbraio scorso la città d Wuhan, pubblicando sui social media i suoi reportage. Detenuta dallo scorso maggio, a giugno Zhang ha iniziato a rifiutare il cibo in segno di protesta contro il suo arresto.

Zhang si è recata a Wuhan a febbraio e ha pubblicato su varie piattaforme di social media racconti sull’epidemia che si ritiene sia emersa nella città centrale della Cina alla fine dell’anno scorso. La blogger è stata arrestata a maggio mentre il Paese ha introdotto rigide misure restrittive volte a frenare i contagi e una forte censura per deviare le critiche alla risposta iniziale del governo. La Cina è stata accusata di aver nascosto i contagi iniziali e di aver ritardato il rilascio di informazioni cruciali, permettendo al virus di diffondersi e contribuendo alla pandemia che ha infettato più di 80 milioni di persone in tutto il mondo e ne ha uccise quasi 1,8 milioni. Pechino nega energicamente le accuse, dicendo che è stata intrapresa un’azione rapida che ha fatto guadagnare tempo al resto del mondo per prepararsi. Il Partito Comunista cinese controlla strettamente i media e cerca di bloccare la diffusione di informazioni che non ha approvato per il rilascio. Nei primi giorni dell’epidemia, le autorità hanno rimproverato diversi medici di Wuhan per aver diffuso voci dopo aver allertato gli amici sui social media. Il più noto dei medici, Li Wenliang, è successivamente morto per Covid-19.

“E’ stata condannata a 4 anni di reclusione dal tribunale di Shanghai la giornalista-cittadina 37 enne Zhang Zhan, in carcere già dal maggio scorso, per avere raccontato la fase iniziale della pandemia a Wuhan ed avere, stando alle motivazioni della sentenza, ‘raccolto litigi e provocato problemi’. I suoi video condivisi sui social sono balzati agli occhi delle autorità che sono prontamente intervenute. La libertà di espressione è per noi un diritto garantito e un bene inviolabile ma in regimi dittatoriali come quello cinese può portare al carcere. Quello che è accaduto è inaccettabile e per questo ci auguriamo che arrivi forte e chiara la condanna non solo dell’Italia e di quanti al governo strizzano l’occhio alla Cina, ma dall’Europa intera”. Lo afferma, in una nota, Deborah Bergamini, deputata di Forza Italia.