Accadde oggi: nel 1822 nacque Heinrich Schliemann, l’uomo che riportò alla luce l’antica città di Troia [FOTO]

A sette anni Heinrich Schliemann aveva un sogno: trovare la città di Troia. Da adulto, arricchitosi con il commercio, ne individò le mura a Hissarlik

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Omero e l’Iliade, si sa, non furono solo leggenda. La città di Troia è realmente esistita e a scoprire le sue mura, oltre che il famoso ‘Tesoro di Priamo’, fu un commerciante tedesco, Heinrich Schliemann che, improvvisatosi archeologo, portò alla luce i resti della celebre città con una serie di scavi effettuati nel 1871 sulla collina di Hissarlik in Turchia. Nato a Neubokow il 6 gennaio 1822, Schliemann morì a Napoli nel 1890.

Schliemann nacque dunque in Germania da una famiglia di origini modeste. Suo padre, un pastore protestante dalla formazione umanista, era amante delle favole e del leggende del passato, che raccontava al figlio fin dall’infanzia. In particolare Schliemann padre amava lettura al suo erede i poemi omerici. Fu così che il piccolo Heinrich si appassionò alle civiltà antiche e alle straordinarie gesta degli eroi omerici.

Nella sua autobiografia, lo stesso Schliemann racconta che per il Natale del 1829, quando aveva solo sette anni, suo padre gli regalò una Storia illustrata del mondo e quando vide la pagina in cui era raffigurato Enea in fuga dalla città in fiamme, con il vecchio padre sulle spalle e il figlioletto tenuto per mano, la fissò a lungo, affascinato. A colpirlo in particolare furono le imponenti mura della città. “Era così la città di Troia?” chiese il piccolo a suo padre. Il genitore annuì. E lui chiese ancora: “Ed è andato tutto distrutto e non si sa dove fosse?”, chiese ancora. Alla seconda risposta affermativa del padre il piccolo sentenziò profeticamente: “Quando sarò grande la troverò io, la città di Troia”.

Da adulto, arricchitosi col commercio, nel 1863 Heinrich Schliemann liquidò la propria ditta: voleva esplorare i luoghi descritti da Omero. Nel 1871 iniziò scavi sulla collina di Hissarlik, dove realizzò il suo sogno: riportò alla luce la cittadella fortificata di Troia, individuando nove strati sovrapposti (Trojanische Alterthümer, 1874). Passò poi a Micene (1874-76), dove scoprì il mègaron e le tombe dell’Acropoli, da lui identificate con quelle degli Atridi (Mykenä, 1878). Scavò anche (1880-81) il tesoro di Minia a Orcomeno di Beozia (Orchomenos, 1881) e scoprì (1884) il palazzo di Tirinto (Tiryns, 1886). Esplorò inoltre (1886) Creta, senza riuscire a farvi scavi. Nell’opera di scavo fu in parte coadiuvato da W. Dörpfeld. L’opera di Schliemann è stata variamente giudicata. Mossa da una fiducia entusiastica e spesso ingenua nelle indicazioni dei poemi omerici, avversata in parte dalla critica ufficiale contemporanea, sottoposta a revisione in più punti dalla successiva ricerca archeologica, essa ebbe certo il merito di aprire un capitolo inesplorato della protostoria del Mediterraneo, attraverso il rinvenimento di un’enorme quantità di nuovi materiali (Fonte: Treccani).