Cambiamenti climatici, attività solare e l’augurio per il 2021: la consapevolezza della verità

Clima: come l'attività solare influenza i cambiamenti climatici

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Dunque, eccoci a un nuovo anno. L’augurio che viene più spontaneo è che esso trascorra in modo migliore, rispetto al 2020 e questo, naturalmente, ce lo auspichiamo sempre e comunque. A nostro avviso, però, sarebbe più realistico e veritiero augurarsi, piuttosto, che i cambiamenti della natura possano incidere nella misura più benigna possibile. Sì, perché continuiamo a essere convinti che siamo di fronte a cambiamenti naturali, essenzialmente climatici i quali, alla fine, sono alla base della crisi sanitaria mondiale. Ci auguriamo anche che chi ci governa e gli organi informativi (naturalmente questo a livello planetario), la smettano di strumentalizzare su quanto sta accadendo e, prima o poi, rendano edotti i popoli su quelle che sono le reali evidenze, peraltro inconfutabili in termini scientifici. In sintesi le evidenze sono 2:

  1. palese ciclo caldo oramai avviato da alcuni anni nella sezione bassa dell’atmosfera, ossia nei 12.000 m;
  2. minimo solare protratto da 13 anni circa.

Il paradosso è che i cicli caldi terrestri possono aversi proprio in corrispondenza di una fase di minimo solare, o nella prima parte di essa, poiché in questa fase il calore viene più direttamente dal basso, ossia, appunto, dagli Oceani. Quali le conseguenze di questi due aspetti? Intanto andrebbe chiarito che il sistema terra è in sé concepito per auto-equilibrarsi. In funzione di cosa? Delle performances della nostra stella, il Sole. C’è quando essa brilla di più e emana più calore e c’è quando essa brilla meno ed emana meno calore, anche questo per fattori di auto-equilibrio all’interno della stessa Stella. Quando brilla di più e, quindi, il sole scalda di più il nostro pianeta, per evitare che la terra si surriscaldi in maniera eccessiva, entrano in gioco i nostri Oceani che immagazzinano tutto il calore in eccesso e lo tengono in serbo. Appena la Stella brilla meno e, quindi, riscalda meno, nuovamente entrano in gioco i nostri Oceani, per evitare che la terra si raffreddi e si metta in pericolo la vita, rilasciando calore nel tentativo di riequilibrare sempre l’aspetto termico. Quando il calore viene rilasciato dal basso, ossia dei nostri Oceani, possono capitare delle fasi cicliche più calde e più umide nei bassi strati, poiché la fonte di rilascio termico è nei bassi strati, ossia appunto al suolo (Oceani). Certamente, le azioni umane, quelle inquinanti, che immettono in atmosfera una quantità di gas in eccesso (gas cosiddetti “serra”, che fungono da coperchio alla dispersine di calore dal basso, ma questo sempre) possono andare a esasperare questa fase di rilascio di calore da parte degli Oceani e rendere ancora più esaltato il ciclo caldo. Tuttavia, secondo le evidenze cicliche storiche, le azioni umane inquinanti non sarebbero la causa del riscaldamento, piuttosto, appunto, possono costituire una sua esasperazione. Dunque, siamo in un ciclo caldo in maniera più palese da una decina di anni circa, di più da 5 e un ciclo di variabilità intermedia, come riteniamo questo sia, può durare 10/20/30 anni mediamente, secondo i riscontri storici, ma anche più, questo nessuno può dirlo esattamente e l’indefinibilità dei tempi di durata può prestarsi anche a facili strumentalizzazioni per chi è conscio di questi tempi, grosso modo.

E’ piuttosto verosimile che alla fine del ciclo, ribadiamo indefinibile esattamente, ma riteniamo comunque nell’arco di 20/30 anni essendo un ciclo di variabilità intermedia, la terra vada incontro più a un raffreddamento e non già a un aumento termico a oltranza, come viene da tempo propinato, poiché c’è il minimo solare in atto e l’energia termica Oceanica si smaltirà nell’ambito di questo ciclo di variabilità intermedia. Tuttavia, per la sua durata, il ciclo caldo può portare a un deterioramento dei bassi strati atmosferici, in termini di più inquinanti, temperature più calde, maggiore umidità, specie nei mesi invernali e alle latitudini temperate, e incentivare patogeni, con conseguenze sulla salute umana in termini di maggiore morbosità, maggiori malattie infettive, queste più aggressive, e anche maggiori morti. Una temperatura più elevata nei bassi strati, può, altresì, incentivare l’attività dei cicloni, con possibili sempre più devastazioni in termini di fenomeni atmosferici, anche per super-cicloni come raramente si son visti prima e, oltremodo, incentivare al tempo stesso la desertificazione di alcune aree. Ma questo, benché triste, è grosso modo naturale e, comunque, l’impatto di un ciclo caldo è meno dannoso dell’impatto di un ciclo freddo, come la storia climatica stessa evidenzia.

Tante nostre generazioni precedenti hanno vissuto i cambiamenti climatici esasperati e pur si è sopravvissuto senza grosse conseguenze a quelli caldi; conseguenze più dannose, invece, son conseguite a quelli freddi, molto più temibili, se di grosso impatto.  Certo, se si avesse consapevolezza che stiamo inquinando in modo esasperato mari, cielo e terra, potremmo drasticamente ridurre l’impatto di questo ciclo naturale caldo. Altra possibile conseguenza del minimo solare, è un effetto sul magnetismo terrestre che potrebbe sollecitare i movimenti della crosta e incentivare i terremoti. Anche questa è un’evoluzione naturale. In conclusione, tenendo presente che siamo in un ciclo naturale in cui le morbosità nei bassi strati e, quindi, l’azione di patogeni infettivi, i fenomeni atmosferici e le attività sismiche possono e potranno essere particolarmente esasperati, l’augurio maggiore è che l’impatto per l’umanità possa essere il più sostenibile possibile e che non si innestino su queste problematiche evolutive naturali, faccende di tipo geo-politico (il rischio è elevato) che potrebbero ulteriormente complicare la situazione. Il nostro è un augurio con consapevolezza di verità.