La Cina censura il documentario sulle origini della pandemia: Al Jazeera lo manda in onda e diventa virale [VIDEO]

Quei primissimi giorni della pandemia, in Cina, molte cose sono state tenute nascoste: mandato in onda il video documentario che racconta la verità

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Poco più di un anno fa due giornalisti cinesi sono stati inviati a Wuhan per indagare su una misteriosa epidemia di virus. Il loro resoconto dei tre giorni prima che Wuhan entrasse in blocco è diventato ora un documentario dal titolo “I 3 giorni che hanno fermato il mondo”. All’epoca l’Organizzazione mondiale della sanità tenne riunioni per decidere se l’epidemia fosse un’emergenza sanitaria globale. Non la considerava tale. Quando i giornalisti arrivarono a Wuhan, la gente del posto era impegnata a prepararsi per l’imminente celebrazione del capodanno cinese. A quel tempo, non si sapeva molto sul virus che era a pochi giorni dal cambiare il mondo. Poi è arrivato un annuncio cruciale: la trasmissione da uomo a uomo è stata confermata. I giornalisti hanno assistito alla trasformazione di una città di 11 milioni di persone dall’oggi al domani. La nonchalance iniziale è stata rapidamente sostituita dal panico. La gente ha iniziato a indossare mascherine, i negozi sono stati chiusi. I tre facevano la spola tra gli ospedali sempre più saturi e il mercato del pesce, all’epoca ritenuto l’epicentro di questo contagio. E sono stati fermati in ogni momento. I loro rapporti sono stati censurati e le loro indagini bloccate.

Proprio in queste ore la Cina ha respinto il rapporto degli esperti indipendenti nominati dall’Oms secondo cui Pechino e la stessa Oms avrebbero potuto agire più rapidamente per contenere la pandemia di Covid-19. “Essendo il primo Paese a lanciare l’allarme globale contro l’epidemia, la Cina ha preso decisioni immediate e decisive“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying, sottolineando che Wuhan, dove sono stati identificati i primi casi, è stata chiusa entro tre settimane dallo scoppio dell’epidemia. “Tutti i paesi, non solo la Cina, ma anche gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Giappone o qualsiasi altro paese, dovrebbero cercare di fare di meglio”, ha detto Hua.

Nelle ultime ore la pellicola che racconta la genesi della pandemia ha causatpo grande scalpore in tutto il mondo. L’opera realizzata da Yang Jun e Chen Wei, pseudonimi dei due giornalisti cinesi, racconta le fasi iniziali della pandemia a Wuhan, città diventata tristemente famosa in tutto il mondo per essere stata quella del primo focolaio del nuovo Coronavirus.

Nel documentario, girato dal 19 al 22 gennaio 2020, i 3 giorni prima del lockdown, si può notare come la città cambi in maniera incredibile. All’arrivo dei reporter, il clima è di grande fermento proprio per l’imminente Capodanno Cinese. Le persone non indossano la mascherina, snobbano i pochi casi di virus noti in Cina, tranquillizzati della mancata conferma della trasmissione da uomo a uomo e dalle scarse notizie trapelate fino a quel momento. Qualcuno intima al giornalista di togliersi la mascherina per non creare tensioni: “sei sicuramente una persona che viene da fuori e si è fatta sopraffare dal panico, qui a Wuhan va tutto bene“. Poi, come detto, tutto cambia.

La situazione è quella di una vera e propria epidemia, ma i cittadini vengono tenuti all’oscuro di tutto. La censura in Cina è tanta e quasi totale. Sul suo diario Yang Jun scrive: “Non posso riferire liberamente. Mi seguono e mi spiano costantemente. Mi sono reso conto della gravità del virus e di quanto sia sensibile e difficile riferire su questo argomento. Va oltre la mia immaginazione”. Chen Wei invece dichiara: “Nessuno in Cina osa parlare dell’origine del virus. L’unica cosa che si può discutere su questa pandemia è quanto bene abbia fatto il governo e quanto il popolo cinese dovrebbe essere grato al governo”. Il documentario è ovviamente stato censurato in Cina, ma è stato trasmesso dalla Tv Al Jazeera diventando virale in poco tempo.