Sarebbero dei batteri presenti nei sedimenti della Groenlandia a favorire lo scioglimento della calotta glaciale. A rivelarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, condotto dagli esperti della Rutgers University, che hanno analizzato l’impatto di alcuni microrganismi sull’ecosistema artico. “I microbi – spiega Sasha Leidman della Rutgers University – fanno in modo che i sedimenti che assorbono la luce solare si raggruppino e si accumulino nei flussi d’acqua di fusione, il che puo’ amplificare l’effetto di scioglimento”. Il team ha raccolto dati tramite droni che hanno esplorato circa 130 metri nel sud-ovest della Groenlandia e hanno analizzato campioni di sedimenti. “I nostri risultati – aggiunge Asa K. Rennermalm, della Rutgers University e seconda firma dell’articolo – possono essere incorporati nei modelli climatici e portare a previsioni piu’ accurate della fusione dei ghiacci”.
L’esperta ha spiegato come la Groenlandia copre circa 1.055 chilometri quadrati, secondo i dati del National Snow & Ice Data Center, e rappresenta un ecosistema a rischio a causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento antropico. “Quando i sedimenti si accumulano nei flussi – prosegue Leidman – possono assorbire ancora piu’ luce solare provocando scioglimenti significativi che possono aumentare l’innalzamento del livello del mare fino a 6,1 metri”. I sedimenti, spiegano gli autori, coprono fino a un quarto del fondo oceanico, e potrebbero essere piu’ numerosi di quanto previsto dai modelli idrologici precedenti. “Se i batteri non crescessero nei sedimenti – afferma lo scienziato – tutti questi aggregati verrebbero spazzati via e questi flussi assorbirebbero molta meno luce solare. Il processo di aggregazione di sedimenti ha avuto origine prima della storia umana”.
I ricercatori ipotizzano che l’energia solare assorbita dai flussi dipenda dalla salute e dalla longevita’ dei batteri, per cui l’ulteriore riscaldamento in Groenlandia potrebbe portare a maggiori depositi di sedimenti nei flussi glaciali. “La diminuzione della copertura nuvolosa e l’aumento della temperatura in Groenlandia stanno probabilmente causando una crescita piu’ estesa di questi batteri – prosegue Leidman – provocando una maggiore fusione guidata proprio dai sedimenti. Con il cambiamento climatico che causa una maggiore copertura della calotta glaciale, il nostro lavoro suggerisce che tutto cio’ potrebbe portare a un aumento del contributo della Groenlandia all’innalzamento del livello del mare”. “Incorporando questo processo nei modelli climatici – conclude Rennermalm – saremo in grado di prevedere piu’ accuratamente come si verifichera’ la fusione. Non dobbiamo trascurare questi fattori, che potrebbero avere un impatto davvero significativo sull’ecosistema della Groenlandia”.


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