Con le ‘feste’ per l’uccisione del maiale aumentano i focolai di Sars-Cov-2 in Abruzzo

Una pratica molto diffusa in diverse regioni italiane, soprattutto del centro e del sud, quella dell'uccisione del maiale che è diventato causa di focolai di Covid

Sono numerosi i nuovi focolai di Sars-Cov-2 individuati in Abruzzo. La causa sarebbero le ‘feste’ consuete del periodo dedicate all’uccisione del maiale. L’usanza, ancora molto sentita e praticata, soprattutto nei paesi viene considerata una sorta di festa e prevede anche la partecipazione di persone esterne al nucleo familiare. Sono stati proprio eventi di questi tipo, come ricostruito, a generare l’imponente focolaio di Pizzoferrato, paesino del Chietino, a 1.200 metri di altitudine, sulla Maiella, dove sono stati accertati oltre 70 casi tra i circa mille abitanti. Proprio per questo l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, dice che “bisogna assolutamente evitare i momenti conviviali”.

Lì, nei giorni scorsi, il sindaco, Palmerino Fagnilli, ha firmato un’ordinanza in cui si impone di “limitare la presenza di persone non conviventi alle stringenti necessita’ e comunque nei limiti imposti dalle disposizioni vigenti”. Da domani, per effetto di un’ordinanza del governatore Marco Marsilio, il comune verrà blindato: divieto di entrare e uscire dal territorio, mentre è in corso lo screening massivo della Asl. Tra i fattori che hanno portato l’Abruzzo a finire in zona arancione da domenica, tra l’altro, oltre all’indice Rt a 1,12, c’e’ l’aumento dei focolai, che stanno crescendo. “In alcune aree, come Pizzoferrato – dice all’ANSA l’assessore Veri’ – nell’ambito del tracciamento dei contatti e’ emerso che all’origine dei contagi ci sono feste ed eventi tipici della tradizione abruzzese”.

“Si tratta di eventi considerati belli e importanti per la nostra tradizione – sottolinea – ma che rappresentano momenti di aggregazione. In questo momento vanno completamente abbandonati perche’ fanno aumentare in modo esponenziale i contagi. Bisogna assolutamente evitare i momenti conviviali”, conclude Verì.